La Cassazione conferma l’ergastolo per il padre di Laura Russo. Giovanna Zizzo: “Continuerò a lottare”

E’ finita. Roberto Russo era lucido quando uccise la figlia dodicenne Laura. La condanna all’ergastolo è definitiva. Finito il clamore, abbiamo sentito Giovanna Zizzo, la madre di Laura, ancora commossa per la solidarietà e il calore da cui è stata sommersa nelle ultime ore.

La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’imputato contro la sentenza emessa il 12 novembre del 2018 dalla Corte d’assise d’appello di Catania, che aveva confermato quella di primo grado del 30 ottobre 2017. Definitiva è anche la provvisionale di 410mila euro per la moglie e i due figli all’epoca dei fatti minorenni, e di 80mila euro per il quarto figlio maggiorenne.

Giovanna Zizzo e i fratelli di Laura, testimoni dell’omicidio, giovedì sera hanno festeggiato al grido “Giustizia per Laura”. Felici, sì, ma consapevoli che quanto gli è stato tolto, non potrà più ritornare.

Il 22 agosto del 2014 Laura venne uccisa dal padre mentre dormiva accanto alla sorella. I suoi due fratelli erano nella stanza accanto. Aveva 12 anni e l’intento dell’uomo era probabilmente quello di sterminare tutti e 4 i figli per vendicarsi della scelta della mamma di divorziare. Ha iniziato da Laura, che prima di morire dissanguata ha trovato la forza di urlare, svegliando i due fratelli maggiori che sono riusciti a immobilizzarlo prima che uccidesse anche l’altra figlia.

«Ciò che mi è stato tolto, non può tornare, ma sapere che c’è una condanna definitiva all’ergastolo è molto importante. Vuol dire che la giustizia terrena esiste».

Come ha vissuto la giornata di giovedì a Roma?

 «E’ stata una giornata pesante. Sentire nuovamente la difesa dell’assassino battere sull’infermità mentale, sulle perizie non eseguite correttamente, sull’omicidio allargato, sulla ludopatia, l’abuso di xanax, o i fantasmi di una mavaria…I giudici non hanno ritenuto ammissibile il ricorso di un padre che ancora non riesce ad assumersi le sue responsabilità. Io e i miei figli non possiamo dimenticare l’arringa finale del suo legale, che in appello chiese “non clemenza per quest’uomo, ma giustizia per questo povero uomo malato”. Io stessa ho voluto incontrarlo sette mesi dopo l’omicidio per chiedergli di assumersi le sue responsabilità, Laura ormai non sarebbe più potuta tornare, ma ha voluto anche appellarsi in Cassazione».

Chiusa questa lunga battaglia giudiziaria, come si sente e cosa farà da oggi?

«Purtroppo arrivati a questo punto ti rendi veramente conto che anche se è stata fatta giustizia, non si può tornare indietro, Laura manca, ci manca l’essenziale. Però io continuerò a sopravvivere e a lottare, perché mi auguro che l’ergastolo sia veramente ergastolo. Ho due figli di 22 e 27 anni, sono due giovani uomini, che cinque anni fa hanno bloccato il padre che stava per ammazzare anche l’altra sorella, loro hanno vissuto tutto questo e loro devono essere certi che il padre non uscirà dal carcere. Lo Stato deve tutelare e proteggere le vittime e io lotterò per questo».

Intanto qualche giorno fa è arrivata un’altra buona notizia. La legge sul codice rosso è stata approvata in Senato. Sembra si sia fatto qualche passo avanti per proteggere le donne e i loro figli….

Qualcosa si muove. Io e Vera Squatrito, la mamma di Giordana Di Stefano, avevamo incontrato il ministro Bonafede e abbiamo fatto le  nostre richieste. Dei passi avanti si fanno, ma c’è ancora tanto da fare, a livello normativo e a livello culturale e io non mollerò. E’ importantissimo, ad esempio,  stare vicino ai ragazzi, incontrarli, parlargli. Ma soprattutto è importantissimo che siano sostenute le donne che si trovano in difficoltà  e che le associazioni che fanno quotidianamente questo lavoro siano sostenute. 

Da  Roma a San Giovanni La Punta…in tanti spontaneamente sono scesi in piazza per ricordare Laura

Sono stati momenti molto intensi e anche molto intimi. Per Laura è un segnale importante, è bello ricevere tanti messaggi, tanta attenzione e tanta solidarietà. Il suo ricordo è vivo.

L.C.