La Città Bigotta e le Quote Rosa

” Il neo Comnandante dei Carabinieri di Acireale in visita al palazzo di Città: per la prima volta è una donna”…

Si apre così il pezzo che sulla pagina ufficiale del Comune di Acireale, annuncia la visita del nuovo Comandante dei Carabinieri di Acireale al Sindaco ed alla Città, personalmente la trovo una “non notizia” corredata da una foto altrettanto pessima.

Nella Città dei cento campanili l’arrivo di una donna a capo dei Carabinieri sembra un fatto straordinario, che purtroppo condividiamo con buona parte del sentimento comune di una società italiana provinciale, intrisa di discriminazioni di genere ipocritamente mitigate da un lessico che stride con la lingua italiana.

Ci compiaciamo di avere introdotto nel nostro dizionario parole come “Ministra” o “Assessora” ma probabilmente, a fronte di quest’innovazione lessicale le varie Sindache di questo nostro povero paese, avrebbero preferito ricevere dal Governo cospicui finanziamenti per incentivare i servizi alle donne lavoratrici, costruendo asili aziendali e istituzionali e permettendo alle tantissime donne lavoratrici di non dover scegliere tra la maternità e la carriera.

Invece nelle scorse legislature una Presidentessa molto ostinata ci ha regalato solo un nuovo dizionario, tal volta inutilizzabile, forse unico atto degno di nota di una Presidenza parlamentare che è passata da Nilde Iotti alle venditrici di mascherine, icona spregiudicata di una società in declino che parafrasando Flaiano: “resta critica ma non seria”

Le donne sono nelle forze armate da vent’anni, Il 20 ottobre del 1999, con la legge 380/99, il nostro Paese, con una svolta storica per la Difesa, si è allineato ad altre Nazioni della NATO aprendo le porte delle Forze Armate e della Guardia di Finanza all’arruolamento femminile con i primi militari donne reclutate.

Successivamente le donne, conquistano i ruoli che nel nostro paese erano da tempo riservati agli uomini, mentre nei paesi del terzo mondo erano da tempo equiparati, da decenni pilotano aerei, elicotteri, comandano compagnie ed affrontano missioni in assetto combat ready, come qualunque altro cittadino della Repubblica, eppure quando raggiungono posizioni apicali destano sempre un’insolita sorpresa.

Le donne sono psicologicamente più adatte a gestire lo stress, operano meglio nella risoluzione di problemi complessi e nell’organizzazione aziendale, sono infinitamente meno corruttibili degli uomini e molto più sensibili alle responsabilità, se non fosse stato per il veto che una società italiana intrisa di catto-clericalismo ha introdotto nella loro ascesa alle posizioni apicali, oggi avremmo donne in posizione di vertice ovunque, invece scontano protocolli da specie protetta, come le quote rosa ed accessi alla politica in partnership con il maschio, come nei ridicoli santini uomo/donna delle ultime elezioni amministrative.

L’unica superiorità che gli uomini conservano nella corsa all’emancipazione in una società lenta e maschilista, è quella fisica legata alla struttura muscolare che la natura ha affidato al genere maschile, una superiorità che si esplica spesso in azioni di violenza brutale di cui probabilmente dovremmo solo vergognarci.

Della recente nomina di vertice alla guida dell’Arma in città, la stampa non si è interessata al curriculum o alle inchieste svolte dal nuovo Comandante nei precedenti incarichi, solo al suo genere.

Eppure non è difficile trovare menzioni di merito per le inchieste sulla pedo-pornografia svolte al comando dei precedenti ruoli o a quelle sulle violenze sulle donne e molti altri interventi degni di nota, personalmente penso che il nuovo Comandante provenendo da Siena ed atterrando ad Acireale, dovrebbe andare incontro ad un periodo di “ambientamento” per evitare sindromi da stress post traumatico simili a quelle delle reduci della guerra del golfo.

Sicuramente la città, al di la delle cerimonie ufficiali, saprà farsi apprezzare per quello che è, in fondo basta affacciarsi al balcone della villa Belvedere o al belvedere di Santa Caterina, per capire che in fondo, ce la possiamo ancora fare.

Buon lavoro

Fabio D’Agata