La città inclusiva è un punto di vista. Spesso sospeso tra una foto ed una (mancata!) tabella.

Ci sono foto che segnano momenti importanti della nostra storia. Penso al pugno chiuso di Tommie Smith e John Carlos in Messico, che protestavano per i diritti civili dei neri americani; penso alle prime picconate sul muro di Berlino. E chissà quante altre ne verranno in mente a chi leggerà questo scritto.

Noi, nel nostro piccolo, nella recente storia della ricerca di inclusione sociale in città, abbiamo la foto di un cingolato che ritorna a Palazzo di Città dopo il prestito ad un ragazzino disabile, a circa due mesi dall’insediamento della nostra attuale Amministrazione (Agosto 2018). Vi ricordate? Ne seguirono ovviamente molte polemiche tra chi sosteneva che fosse stato un sorpruso ai danni del ragazzo e chi invece diceva che il bisogno dello stesso era stato soddisfatto in altro modo ed era corretto che un bene pubblico ritornasse nella disponibilità di tutti e nella fattispecie nel rendere accessibile il Palazzo di Città anche per consentire la fruizione della sala delle uniformi, altrimenti irraggiungibile.

Noi non sappiamo da che parte sta la verità. Ma nei post del tempo, è possibile rintracciare il sostegno e l’incoraggiamento che da questo gruppo arrivò all’assessore al ramo, con l’invito ad andare avanti senza soffermarsi sulle polemiche, poiché gli innumerevoli bisogni della Città ce lo richiedevano con impazienza (qui: https://www.facebook.com/groups/fancityoriginal/permalink/1034799666694566).

Noi possiamo solo rilevare che, per aver destinato il cingolato al palazzo di città e non ad altro, era lecito ritenere che fosse stata stata condotta un’analisi del bisogno: poiché abbiamo ricevuto tante richieste per visitare la sala delle uniformi e quella parte del palazzo di città da parte di persone disabili, abbiamo approntato la soluzione migliore possibile.

Non abbiamo notizie dell’analisi del bisogno. E non ne abbiamo nemmeno sui fruitori del servizio, nonostante da questo gruppo abbiamo più volte richiesto informazioni. Da chi ha prodotto per anni tabelle complesse, ce ne saremmo aspettata una semplice, a due colonne. Nella prima il mese di riferimento, nella seconda il numero di visitatori disabili. A dirla tutta non sappiamo nemmeno che fine abbia fatto questo scoiattolo, la trasparenza è carente.

Ma la foto rimane importante anche perché, in qualche modo, inaugura un corposo book, che soddisfa ampiamente il bisogno della politica di legittimare sé stessa se non attraverso la concretezza dei risultati raggiunti, almeno con la visibilità. Qualcuno parlò a suo tempo con grande efficacia di “inclusione dei selfie” …

Subito dopo arriva (siamo a gennaio 2019) l’esclusione del compianto Santo Di Mauro dalla giuria del Festival del Teatro Scolastico, di cui pure era uno dei fondatori, con l’astrusa motivazione che “non era oggettivo rispetto agli avvenimenti della vita politica cittadina”. http://www.fancityacireale.it/wordpress2/santo-di-mauro-fuori-dalla-giuria-del-teatro-scolastico-motivazioni-poco-istituzionali-che-sanno-di-editto-bulgaro/?fbclid=IwAR0nproFQ-58FhBdzl-riWKT0pEcToIbZ6u_viSaKESM9Sd1Eu31nFSeZWw

Venne cioè consapevolmente o meno sancito il principio dell’inclusione escludente. Nel senso che, mirando ad una città inclusiva, ti escudo (ma in questa occasione si parlò di epurazione: https://m.facebook.com/groups/fancityoriginal/permalink/1153162581524940/) se non sei oggettivo nelle tue personali valutazioni.

L’inclusione escludente può essere applicata a giudizio insindacabile del potente di turno e può rappresentare un criterio guida, per così dire un valore, su cui costruire le relazioni con l’associazionismo, con le istituzioni scolastiche, con i gruppi informali, ecc.

Certamente, applicandolo, si corre il rischio di non saper riconoscere e valorizzare, nella pratica dell’operatività quotidiana, visioni, preparazioni, competenze e saperi diversi dai propri. E si perde la capacità di valorizzare il territorio nel suo complesso, mettendo a frutto per il bene comune, quanto ciascuno può esprimere. E l’esempio dei parchi giochi inclusivi, ne è una prova rilevante.

Il nostro Comune partecipa ad un bando al fine di ottenere un finanziamento per la realizzazione di un parco giochi inclusivo. Ne abbiamo notizia da un post qui sul nostro gruppo (https://www.facebook.com/groups/fancityoriginal/permalink/1744705299037329). Il progetto presentato non ha raggiunto il punteggio minimo previsto ed è stato conseguentemente escluso dal finanziamento. Certamente si tratta di un obiettivo mancato, uno di quelli scritti nel programma amministrativo e ritenuti di fondamentale importanza, ed in Consiglio Comunale parte la richiesta di dimissioni dell’assessore al ramo (https://www.facebook.com/100008109168006/videos/2797047597242185).

Ora un progetto può non essere ammesso a finanziamento per svariati motivi, si possono fare errori, chi valuta avrà ricevuto proposte migliori, ecc. Il vero problema a mio avviso non è questo. Il vero problema è che l’inclusione escludente, accetta che tanto materiale per un parco giochi inclusivo che è già nella disponibilità di enti acesi, non trovi ancora lo spazio adatto per essere messo a disposizione di tutti.

Eppure è nella memoria di tanti (qui: https://www.youtube.com/watch?v=VKSizxzfY7g&feature=youtu.be) ed anche qui (https://www.youtube.com/watch?v=d31a5yhLn90&feature=youtu.be). Questo è il vero grande errore.

Parole come “partecipazione”, integrazione ed interazione, rischiano di rimanere termini appartenenti ad un vocabolario ancora da declinare. Non parliamo poi di inclusione. E chi ricopre un ruolo di pubblico amministratore, ha il preciso compito di recuperare l’imprescindibilità del confronto con tutti. Anche con quelli non oggettivi rispetto agli avvenimenti della vita politica cittadina. Con tutti. Pena la maggiore solitudine nel prendere le decisioni, specie quelle più complesse, e con il rischio di perdere l’entusiasmo e lo stupore per una città migliore e maggiormente inclusiva. Che desideriamo tutti.

Nello Pomona