La Convenzione, l’Università ed Il Nuovo Piano Regolatore

Con la delibera 275 del 30 dicembre 2019 la Giunta Comunale approva lo “Schema di accordo di collaborazione scientifica tra la citta di Acireale e l’Università di Catania, finalizzato all’attività di studio, ricerca, collaborazione, supporto metodologico e tecnico scientifico per la redazione di studi specialistici di settore per la revisione del Piano Regolatore Generale.”

Premesso che la volontà di pianificazione di quest’Amministrazione è sicuramente una delle caratteristiche prevalenti rispetto a scelte di breve periodo e che il Piano regolatore di Acireale che andrebbe revisionato ogni 5 anni è scaduto dal 2008, si comprende meno il continuo ricorso alle convenzioni universitarie piuttosto che agli avvisi aperti ai professionisti di settore.

Sia questa che la precedente Amministrazione hanno fatto largo uso della consulenza Universitaria, la Giunta Barbagallo lo ha fatto per la redazione del PUM e del Pgtu, quest’ultimo poi “rimaneggiato” dall’attuale amministrazione ed ancora in attesa di adozione finale da parte del Consiglio Comunale.

Le Università nei loro statuti prevedono la collaborazione con soggetti pubblici e privati, per attività di ricerca scientifica e non esclusivamente per consulenze e prestazioni professionali per i quali esistono specifiche norme a tutela della libera concorrenza, per farlo utilizzano le norme sulle collaborazioni tra enti locali tra cui la L.R. 7/2019 che prevede quanto segue: Art. 22.
Accordi fra pubbliche amministrazioni

Anche al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 17, le pubbliche amministrazioni possono concludere tra di loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune.
Per detti accordi si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste dall’articolo 14, commi 2 e 3.
Resta fermo il rispetto dei principi della normativa dell’Unione europea e quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e successive modifiche ed integrazioni, come recepito dall’articolo 24, comma 1, della legge regionale 17 maggio 2016, n. 8.

In pratica significa che le attività oggetto di consulenza devono avere un’utilità comune per entrambi e la retribuzione deve essere esclusivamente un rimborso per le spese sostenute, Il Comune di Acireale per stipulare questo accordo ha preventivato una somma di 100.000€

che l’Università dovrebbe utilizzare nel seguente modo :

Prima della fine dell’anno però, la stessa Giunta con deliberazione 236 del 6/12/2019 approvava il nuovo regolamento per gli incarichi esterni di collaborazione, che prevede per qualunque attività di consulenza che richieda la collaborazione di un soggetto esterno all’Amministrazione, un percorso simile a quello di un appalto negoziato. Ovvero è necessario un avviso pubblico aperto a tutti i soggetti con le caratteristiche richieste ed una successiva graduatoria, regolamento che manda definitivamente in soffitta per il Comune di Acireale gli incarichi fiduciari , tranne quelli affidati prima, che invece vengono prorogati.

Premesso che l’Università è ovviamente soggetto differente dal professionista consulente esterno, ma che in realtà svolgerà il medesimo ruolo di una società d’ingegneria o di urbanistica, non si comprende per quale motivo non debba applicarsi il nuovo regolamento, mettendo in competizione più soggetti, anche universitari, ed ottenendo un risparmio per l’Amministrazione comunale.

Andando a guardare il regolamento per le collaborazioni esterne dell’Università di Catania, si legge che a:” fronte di un congruo corrispettivo si sviluppano le capacità imprenditoriali” e non si comprende perchè queste “capacità imprenditoriali” non debbano sottostare alle leggi della concorrenza di tutte le altre capacità imprenditoriali. Il Comune prima della fine dell’anno ha affidato un altro incarico per gli studi sulla Timpa, finalizzati all’analisi dei dissesti e stipulato questa volta con l’Università di Enna, ma sempre con accordo diretto.

Evidentemente per l’amministrazione è più cautelativo dell’interesse pubblico un accordo tra enti, ma senza gara, piuttosto che un avviso aperto a tutti i soggetti o alle sole Università, ma con scelta tra più offerte.

Se poi leggiamo i provvedimenti che hanno riguardato proprio l’Università di Catania la quale è stata oggetto recentemente di pesantissime indagini che hanno “terremotato” l’ateneo con dimissioni di tutti i quadri dirigenti e di cui nella chiusura inchiesta si scrive :”: Nelle 34 pagine firmate dai pm Marco Bisogni, Raffaella Vinciguerra, Santo Distefano e dall’aggiunto Agata Santonocito, è scritto che tutti gli indagati sono accusati di “associazione a delinquere” al fine di commettere “più delitti di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente con i quali orientavano il reclutamento del personale docente e (non) da parte dell’Università degli Studi di Catania”, e inoltre “abuso d’ufficio, induzione indebita a dare e promettere utilità, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso ideologico e materiali”. I reati, scrivono i pm, sarebbero stati “finalizzati a garantire la nomina come docenti, ricercatore, dottorandi e personale amministrativo di soggetti preventivamente individuati dagli stessi associati”.

Fabio D’Agata