La Fermata Cappuccini e l’Assetto Idrogeologico della Timpa Di Acireale .

Un contributo del Prof. Filippo Gravagno

Abbiamo sentito il Prof. Filippo Gravagno, associato di tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università di Catania e già consulente del Comune di Acireale per gli studi sul tessuto morfologico del centro storico di Acireale, sui rischi connessi alla realizzazione della nuova fermata Cappuccini, che RFI si appresta a realizzare sull’orlo della scarpata di faglia della Timpa. Ho chiesto un suo contributo perché volevo aggiungere alcune riflessioni “certificate”, ai numerosi riferimenti che in questi ultimi anni abbiamo provato a dare, per sensibilizzare le Istituzioni sull’importanza di un corretto approccio verso la coesistenza ecologica delle comunità di Acireale e del complesso geologico della Timpa.

Prof. Gravagno, lei che idea si è fatta sulla fermata Cappuccini:

“La fermata Cappuccini è un azzardo che la città non può permettersi, soprattutto in vista dei
cambiamenti climatici con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni.
E’ vero, la fermata Cappuccini è da tempo un progetto di cui discute la politica acese. Ma come
spesso successo si è discusso senza preoccuparsi di costruire un quadro di conoscenza e di
informazioni utili a capire la fattibilità del progetto.
Di fatto ad oggi questo quadro di conoscenza non c’è. Mancano idonee analisi ambientali e
geologiche che, in questo caso, sono indispensabili per capire i rischi che un simile progetto può
indurre al territorio.
Il mio lavoro di ricerca era volto principalmente a tentare di mettere su un quadro di informazioni
utili a cogliere i tanti problemi ambientali legati allo sviluppo urbano della nostra città.
Questo quadro doveva contribuire a dare sostanza ad un nuovo PRGC volto a cercare di
affrontare i tanti problemi problemi del nostro territorio in modo finalmente informato.
Ciò che ritenevo e ritengo ancora indispensabile per la nostra città è, infatti, un Piano di riordino
ecologico e urbanistico capace di affrontare i gravi problemi ambientali che insistono sul territorio
e, al contempo, offrire nuove opportunità si sviluppo economico e sociale alla nostra città. In
poche parole, uno strumento utile a costruire finalmente delle politiche urbane informate alla
conoscenza del contesto locale e finalizzate a dare vita a progetti realmente sostenibili di
trasformazione del territorio.
Tra i primi risultati di questo lavoro emergeva la necessita e l’urgenza di avviare un progetto di
indagini volte a conoscere i meccanismi del deflusso idrico sotterraneo che attraversa i tessuti del
nostro centro storico. A queste dinamiche sono legati infatti numerosi fattori di pericolosità che
insistono nel nostro centro abitato. Si tratta di dinamiche che nel tempo hanno già dato luogo a
numerose manifestazioni e che, molto probabilmente, nei prossimi anni, sono destinate ad
intensificare ed ampliare i propri effetti rendendo quanto mai urgente e necessario un nuovo e
più efficace intervento di regimazione e controllo di tutti i meccanicismi del deflusso idrico che
interessano la nostra città.
Le opere necessarie alla realizzazione della fermata “Cappuccini” interferiscono con uno dei punti
più dedicati del costone della Timpa. Non si tratta di un problema che può essere ricondotto al
rispetto dei principi dell’invarianza idraulica o del contenimento dell’incremento del deflusso
superficiale delle acque meteoriche come da qualcuno indicato. Le opere d’arte da realizzare
vanno infatti a interagire di fatto con il tratto finale del letto di un corpo idrico sotterraneo,
parzialmente tombato sotto via Paolo Vasta, che raccoglie, nel sottosuolo le acque di un ampio
bacino idraulico urbano, che parte da P.zza Dante e attraversa la città, in direzione ovest-est, sino
a raggiungere il costone della Timpa proprio nei pressi dell’antico monastero. Si è cioè in
presenza di un corpo idrico oggi sotterraneo che, nonostante i numerosi lavori di regimazione
idraulica di cui è stato oggetto in passato, oggi conosciamo poco. Pressochè del tutto
sconosciuti sono in particolare non solo il suo regime e le aree di suo interesse ma anche le
dinamiche che è capace di innescare.
Ciò che conosciamo sono solo alcune delle sue manifestazioni che, nel tempo, sono state spesso
devastanti, oltre che frequenti.
Al comportamento idraulico di questo corpo idrico sotterraneo possiamo ricondurre, ad esempio,
l’improvvisa voragine apertasi pochi anni addietro su via P. Vasta. Ad esso sono in qualche modo
legate, però, anche numerose altre manifestazioni di instabilità idrogeologica che, negli anni,
hanno interessato sia l’abitato di S. Maria La Scala che il costone della Timpa.
Di sicuro possiamo affermare che la nuova fermata è in prossimità del punto d’innesco di una
delle più imponenti frane, di cui abbiamo documentazione fotografica, che ha interessato l’abitato
di S.M. La Scala negli ultimi anni dell’ottocento. Manifestazione che molto probabilmente è
riconducibile alle modifiche dell’assetto idraulico del costone indotte dalla costruzione delle opere
d’arte necessarie alla costruzione della prima linea ferroviaria e realizzate solo qualche decennio
prima.

Filippo Gravagno