La Gazzena – Una Storia Acese Ep. 3 La Trattativa

Sfumato l’affare per il Cavaliere Graci, che non riuscì ad emulare il collega Costanzo, che nell’area limitrofa realizzò il più grosso insediamento turistico della Sicilia, “la Perla Jonica”, per la Gazzena si aprirono nuovi scenari .

Dopo essere stata per secoli parte organica di un’economia di rigenerazione, che esprimeva una realtà agricola produttiva di risorse e di cultura, si accingeva ora a soccombere ad entrare nel circuito dell’economia “estrattiva”, che sottrae risorse naturali dal territorio per generare profitto.

Per fortuna questo scenario s’infranse nella tempesta che nel 1992 travolse l’intero mondo produttivo ancorato alla politica, segnando una linea di demarcazione netta da cui solo poche grandi aziende riuscirono a sopravvivere e quelle di Graci non furono tra queste.

Oggi quella linea è ancora visibile osservando la Gazzena dall’alto e quel muro che divide le aree edificate da quelle naturali, rappresenta lo spartiacque di due epoche per questo pezzo di territorio straordinario.

Inizia così una lunghissima procedura di liquidazione del patrimonio Graci in cui rientra anche la Gazzena, i cui terreni finiscono all’asta nel 2005 per una stima iniziale di circa 8 milioni di euro che poi si ridurrà a tre milioni e mezzo ed alla quale la Regione manifesta un interesse ondivago.

come ci racconta il giornalista Sebastiano Ambra nella sua inchiesta :

Infatti mentre la politica locale dibatteva e si esprimeva per un interesse pressoché univoco all’acquisizione pubblica dell’area, la burocrazia regionale si asteneva dalla partecipazione all’asta pubblica e contemporaneamente si prodigava in una lunga sequenza di comunicati stampa e manifestazioni d’interesse, che finiranno per far perdere credibilità alla volontà di acquisire la Gazzena.

Recentemente abbiamo assistito allo stesso atteggiamento altalenante per il riacquisto delle Terme nel 2020, in cui i lanci di agenzia sorpassano di misura, le offerte reali fatte nelle sedi notarili.

Alla fine del 2007 la Regione, dopo aver provato invano ad acquisire l’area, perde anche la finestra dei fondi europei e l’asta viene definitivamente aggiudicata ad un’impresa di Catania, la Dras Costruzioni tuttora proprietaria dell’area per un importo di tre milioni cinquecentomila euro.

Nonostante l’apparente disponibilità ad una cessione bonaria a parità di prezzo al comune, la trattativa si arena e come scrive il Sindaco Garozzo in un comunicato del 2008

—“. Il presidente del Consiglio Comunale, Fabrizio Busà, ha ribadito che in una nuova seduta dei capigruppo, è stato ribadito per la terza volta l’indirizzo della Città, conforme alla volontà più volte espressa dal sindaco e dall’Amministrazione: l’acquisizione al patrimonio pubblico della Gazzena. Una posizione unanimemente condivisa in Città. Durante la seduta tutti gli attori pubblici hanno sottolineato alla Dras Costruzioni che l’obiettivo di acquisizione al patrimonio pubblico della Gazzena (ci si riferisce ai 30 ettari di riserva e di pre-riserva) non è atto di sfiducia nei confronti di un imprenditore e prescinde dalla qualità della proposta dell’imprenditore su eventuali progetti, anche se compatibili con le rigide regole imposte ai luoghi. L’acquisizione in mano pubblica dell’area Gazzena, è stato ribadito, è un obiettivo pluridecennale della Città e viene da questa avvertito come percorso primario di tutela di uno dei tratti più belli e suggestivi della Timpa. Peraltro, l’acquisizione pubblica, andrebbe a completare (in maniera del tutto naturale) la parte già gestita dall’Azienda delle Foreste: un sito di interesse comunitario i cui perimetri sono già tracciati ad ogni livello di governo.

La Dras Costruzioni ha chiarito che: ” per la zona ha predisposto un progetto di valorizzazione conforme alle regole esistenti, privo di alcuna volontà speculativa. Dopo una discussione vivace ed assai franca, chiarito da ambo le parti che non vi sono pregiudizi sull’attività privata ma che sui 30 ettari (di riserva e preriserva) vi è una esigenza fortemente avvertita di acquisizione pubblica, a prescindere dalle iniziative importanti ed eco compatibili che un privato potrebbe in quel sito realizzare e fermo restando che sui 7 ettari (fuori dall’area di riserva e di preriserva, individuati al di là della strada statale 114) nulla vieta una utilizzazione secondo le destinazioni dell’attuale Prg, le parti – questa volta a livello tecnico e non istituzionale – si incontreranno al Dipartimento regionale per trovare una soluzione che possa non mortificare una iniziativa imprenditoriale che ha avuto i suoi costi anche in termini di programmazione, ma che dall’altra contempli la prioritaria esigenza che la Gazzena venga assicurata al patrimonio pubblico.

Quello forse fu l’ultimo punto di contatto tra l’amministrazione pubblica e il privato, infatti il progetto ecosostenibile presentato per la Gazzena fu bocciato dagli enti e ritenuto non idoneo facendo piombare tutta l’area in una sorta di “terra di nessuno” in cui si trova ancora oggi, anche a causa dell’assenza del piano di utilizzo della pre-riserva.

Un piano che la norma prevedeva dovesse essere pronto entro 180 giorni dall’istituzione della Riserva della Timpa di Acireale ma, nonostante i 180 giorni siano trascorsi dal quel 23 aprile del 1999, il piano non è nemmeno stato pensato.

Fabio D’Agata