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Con avviso pubblico la società Terme di Acireale spa in liquidazione, poneva in vendita due cespiti dell’immenso patrimonio immobiliare delle Terme di Acireale di proprietà regionale ma trasferite ad una partecipata a socio unico in un periodo in cui la Regione Sicilia provava l’esperienza del soggetto pubblico-imprenditore, esperienza naufragata con l’accumulo d’indebitamento coperto dal bilancio regionale, finchè le norme nazionali, superati i tre esercizi in perdita, non ne hanno determinato la liquidazione coatta.

I due immobili sono l’hotel Palace Terme imponente edificio sorto sulle rovine del glorioso pastificio Leonardi dotato di circa 200 camere e grandi aree meeting ed il centro polifunzionale, un moderno centro benessere completo di piscine palestre e ampi locali con l’unica pecca di non essere mai stato aperto al pubblico.

La realizzazione dell’albergo è stata finanziata tramite un mutuo acceso presso il Banco di Sicilia, le cui rate nonostante , pare, fossero regolarmente poste a bilancio regionale, non sono state onorate per intero determinando una procedura esecutiva intrapresa da Unicredit, che incorporò il vecchio Banco di Sicilia per poi essere cartolarizzate dalla stessa banca tramite cessione a fondi americani speculativi specializzati nella gestione dei crediti incagliati dai nomi avvincenti, prima Cerberus ed oggi Raphael .

Dopo una prima vendita all’asta da parte del Tribunale di Catania andata deserta , la terna di liquidatori nominata dal Governo Crocetta ha avviato una trattativa con i fondi proprietari in virtù di una norma del 2016 varata dalla Regione Sicilia e finalizzata al riacquisto dei beni delle partecipate Terme di Acireale e Terme di Sciacca, per le quali è stato disposto ed autorizzato l’accensione di un mutuo di circa 20.000.000 di euro per la riunificazione del patrimonio, progetto fortemente voluto dall’Assessore regionale Armao e confermato dalla giunta del Presidente Musumeci.

Il mutuo, che per le Terme di Acireale vale circa 13.000.000 di euro è stato riconfermato in finanziaria ed ha permesso l’emissione dell’avviso di vendita del 18 giugno 2019, alla quale però la Regione , inspiegabilmente, non ha partecipato determinando la procedura di asta deserta, proviamo a capire perchè.

Le motivazioni per cui dopo tre anni dalla legge che dovrebbe far ripartire le Terme di Acireale la Regione diserta l’asta sono tutte raccolte in un parere dell’Assessorato all’economia funzionale alla delibera della giunta regionale 236 del 13 giugno scorso, in cui il dirigente espone le proprie legittime perplessità in merito alla partecipazione ad un’asta pubblica che genera indebitamento per l’erario e che potrebbe incorrere nelle sanzioni di legge previste per il “soccorso finanziario” di un ente in liquidazione da parte del soggetto proprietario, la Regione, al punto da far scrivere che :” l’acquisto in parola, alle condizioni emerse, si ritiene esponga l’Amministrazione sul piano erariale, in ragione di costi aggiuntivi di notevole valore correlabili a procedura similare a quella del soccorso finanziario – art. 14 D.L.gs 175/2016- atteso che la stipula del contratto è legata alla soluzione dei debiti concorrenti alla procedura esecutiva”

In pratica il funzionario espone la paura che partecipando ad un’asta che impegna la Regione a pagare una somma, non derivi immediatamente la proprietà del bene acquistato in quanto il rogito avverrebbe solo dopo la revoca delle procedure esecutive in corso, e conoscendo (aggiungo io), l’attenzione che la Corte dei Conti ha dimostrato verso le operazioni finanziare della Regione Siciliana , è meglio avere cautela.

Ma il Dirigente non si ferma quì è aggiunge che il finanziamento regionale è conseguente ad un piano di sviluppo, che dovrebbe essere precedente all’avviso di vendita e di cui, pare, non vi sia traccia

Che tradotto, significa che in assenza di un piano industriale specifico che giustifichi l’investimento economico, non si possono impegnare fondi pubblici in un acquisto “al buio” che esporrebbe la Regione a valutazioni dagli esiti incerti.

Evidentemente dopo il plauso trasversale che il piano di salvataggio aveva generato tra i politici di quasi tutti gli schieramenti, qualcuno con esperienza in delicate questioni di finanza pubblica, (oltre a qualche blogger sprovveduto) comincia a leggere le carte ed a trarre conclusioni.

Fabio D’Agata