La Ricostruzione Post Sismica e La Burocrazia Italiana

Lo scorso 30 gennaio si è svolto l’incontro voluto dal commissario straordinario Salvatore Scalia che nella sala stampa del comune di Acireale ha convocato una riunione per presentare e illustrare l’adozione della “scheda parametrica” che consentirà la quantificazione dei danni riportati dagli immobili danneggiati dal terremoto di S. Stefano e, conseguentemente, l’importo massimo del contributo concedibile agli aventi diritto per ciascun immobile, le modalità da seguire da parte dei tecnici per redigere i progetti e quantificare le richieste di rimborso.

La scheda parametrica è un modello di presentazione dei progetti messo a punto dopo il terremoto dell’Aquila ed è stato utilizzato per parametrare l’intensità del contributo pubblico nella ricostruzione degli edifici pubblici e privati.

Ovvero se il mio immobile danneggiato presenta pochi danni evidenti ma il suo adeguamento sismico comporta molti costi, il modello definisce questi maggiori costi e calibra la spesa al reale fabbisogno.

L’incontro è stato sicuramente proficuo ma forse anche voluto per dare una parvenza di attività del processo di ricostruzione che invece, a mio parere, è quasi del tutto fermo.

Questo non deriva sicuramente dall’impegno dell’ottimo Commissario Scalia, ostaggio per alcuni mesi dello psicodramma che attanagliava il precedente Governo nazionale e poi nominato Commissario “senza portafoglio”, ed oggi impegnato a trovare un senso ad una storia che forse un senso non ce l’ha.

Ma il dubbio che affiora ogni tanto tra i social e tra gli addetti ai lavori è quello della micronazione sismica, proviamo a capire di cosa si tratta.

Lo studio di Microzonazione Sismica è uno strumento conoscitivo dalle diverse potenzialità, che ha costi differenti in funzione del livello di approfondimento che si vuole raggiungere:
– il livello 1 è un livello propedeutico ai veri e propri studi , in quanto consiste in una raccolta di dati preesistenti, elaborati per suddividere il territorio in microzone qualitativamente omogenee
– il livello 2 introduce l’elemento quantitativo associato alle zone omogenee, utilizzando ulteriori e mirate indagini, ove necessarie, e definisce una vera carta di MS
– il livello 3 restituisce una carta di MS con approfondimenti su tematiche o aree particolari.
Al momento di decidere l’esecuzione dello studio, per stabilire il livello di approfondimento occorre tener presente l’utilità che da esso può derivare, in modo da compararla con i costi da affrontare. Il miglioramento della conoscenza prodotto dagli studi di MS può contribuire concretamente, insieme a studi di vulnerabilità ed esposizione, all’ottimizzazione delle risorse rese disponibili per interventi mirati alla mitigazione del rischio sismico.
Le modalità tecniche di esecuzione e di applicazione della MS sul territorio italiano sono definite dagli “Indirizzi e Criteri per la Microzonazione Sismica”, approvati recentemente dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome .

Nella fase della ricostruzione la Microzonazione Sismica:
– contribuisce a scegliere le aree per le abitazioni temporanee;
– fornisce elementi ai tecnici e amministratori, sull’opportunità di ricostruire gli edifici non agibili;
contribuisce a scegliere nuove aree edificabili.
Nella progettazione di nuove opere o di interventi su opere esistenti, gli studi di Microzonazione Sismica evidenziano la presenza di fenomeni di possibile amplificazione dello scuotimento legati alle caratteristiche litostratigrafiche e morfologiche dell’area e di fenomeni di instabilità e deformazione permanente attivati dal sisma. Gli studi di Microzonazione Sismica, quindi, possono offrire elementi conoscitivi utili per la progettazione di opere, con differente incisività in funzione del livello di approfondimento e delle caratteristiche delle opere stesse, indirizzando alla scelta delle indagini di dettaglio.

La Sicilia si sta dotando di un Piano strategico per la prevenzione del rischio sismico. A illustrarlo ai sindaci dei territori maggiormente esposti o, come tecnicamente prevede la legge “con una accelerazione al suolo maggiore di 0,125”, è stato il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti, nel corso di una riunione che si è tenuta nei locali del Pala Regione di Catania. Si tratta del “Piano regionale di microzonazione sismica”.

“Gli studi sono già stati avviati – evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – e sono al lavoro le strutture appaltatrici per le attività di rilevazione e di analisi del suolo. Quella che abbiamo avviato è una capillare operazione di prevenzione di fondamentale importanza, perchè le rilevazioni che verranno effettuate serviranno anche a evidenziare le caratteristiche geologico-tecniche dei territori e che incidono in modo particolare sul rischio sismico, consentendo in tal modo di potere pianificare le contromisure per contrastare gli effetti di un eventuale sisma”.

Realizzata, dal dipartimento della Protezione civile della Presidenza della Regione Siciliana, con le risorse finanziarie dell’Azione 5.3.2 del Po Fesr 2014/2020 e del Piano nazionale per la prevenzione sismica ex legge 77/2009 – complessivamente circa dieci milioni di euro – la microzonazione dell’Isola consentirà, infatti, attraverso lo studio dettagliato di ogni area, di determinare le possibili risposte dei terreni ai terremoti ai fini di redigere, o aggiornare, i Piani regolatori per le attività di urbanizzazione, con la possibilità di prevedere l’impatto e gli effetti su immobili e infrastrutture.

Ciò metterà le amministrazioni cittadine nelle condizioni di pianificare, con maggiore consapevolezza dei rischi, ogni intervento di nuova urbanizzazione anche in quelle zone che storicamente non sono state finora interessate da eventi sismici di rilievo, ma che saranno ugualmente oggetto dell’attività di rilevazione.

“Si tratta – ha sottolineato il capo della Protezione civile regionale, Calogero Foti – di studi cosiddetti di “livello 3″, in ragione della loro natura specialistica e per la scala di intervento a cui si riferiscono. E ad essi, d’ora in poi, dovranno essere parametrati tutti gli interventi di pianificazione comunale e, naturalmente, quelli che riguardano le future attività di progettazione”.

Oltre alla microzonazione, il Piano prevede anche l’analisi delle Condizioni limite per l’emergenza (Cle), che comporta la definizione degli scenari per cui, a seguito di un terremoto e in presenza di danni tali da condurre all’interruzione della quasi totalità delle funzioni urbane, la zona resterebbe, comunque, operativa per le funzioni strategiche durante l’emergenza.

Pertanto le aree oggetto del sisma dell’anno scorso devono prima essere microzonate sismicamente e questo richiederà del tempo per la stesura dei dati e per la creazione delle mappe.

Poi non è chiaro cosa accadrà a quelle aree attualmente edificate o edificabili che rientreranno in area di vincolo sismico, in altre casi si è provveduto a “spostare” i titoli abitativi in altra area, oppure utilizzare delle aree pubbliche per le nuove abitazioni, ma si tratta di procedure complicatissime dal punto di vista urbanistico e giudiziario.

La presenza di un’area di fagliazione attiva non significa necessariamente che il terreno è inedificabile, ma che nell’intorno della linea di fratturazione non è permesso costruire, nella precedente microzonazione la distanza era di 50 m poi ridotta a 25m, domani quale sarà?

Sono tutti interrogativi che la politica dovrebbe porsi nell’ambito della revisione del PRG, partendo dal presupposto che, senza conoscenza geologica del territorio non ci può essere alcuna programmazione ed è dalla terra che bisogna partire .

Fonti (INGV – Protezione Civile)

Fabio D’Agata