La Ricostruzione Post Sismica senza Microzonazione

L’intervento in aula del Dott. Scalia nella qualità di portavoce dei comitati dei terremotati costituitisi dopo il sisma di S. Stefano, porta in Consiglio Comunale l’appello per una ricostruzione lenta e talvolta assente, che rappresenta la triste normalità della storia recente degli scenari post sisma in Italia.

Il nostro paese, dispone di un sistema di primo intervento estremamente efficace, copiato ed invidiato in tutto il mondo, mentre nelle procedure di rientro dell’emergenza e delle fasi di ricostruzione rasenta scenari non confrontabili nemmeno con i paesi in via di sviluppo.

Alcuni mesi dopo il terribile sisma del Nepal che danneggiò la capitale Katmandu nel 2015, lo Stato nepalese distribuì gratuitamente i mattoni ed i materiali necessari per ricostruire le case, impose un ticket ai visitatori ed attivò l’Autorità nazionale per la ricostruzione generando dimostrando una resilienza che in pochi anni ha richiuso molte delle ferite del tessuto urbano della città.

Nei nostri terremoti recenti la ricostruzione è stata lenta e farraginosa ed in alcuni casi del tutto assente, le motivazioni sono essenzialmente legate ad un errata attribuzione delle risorse che il Governo nazionale si ostina ad assegnare a strutture commissariali centralizzate che, se in alcuni ambiti sono più efficienti, nel caso delle ricostruzioni post sismiche rappresentano numerose lacune.

Spesso si tratta di professionisti o politici che non risiedono sui territori colpiti e pertanto scontano la mancanza di conoscenza del territorio in cui operano, costretti a coordinare numerosi enti territoriali ed a dover mediare su normative inadatte a risolvere le problematiche di un post sisma.

Nel terremoto dell’Aquila sono stati persi oltre 15 mesi per riclassificare il rifiuto derivante dai crolli ai sensi del Codice dell’ambiente in quanto trattandosi di rifiuto complesso ed indifferenziato contenente numerose componenti inquinanti, questo ha di fatto impedito lo smaltimento delle macerie e senza smaltimento non c’è spazio per ricostruire nulla.

A tre anni dal recente terremoto di Norcia e Amatrice, la ricostruzione è ancora ferma nonostante l’alternanza di tre governi e di tre Commissari ad Acta (perchè ognuno nomina il suo) e si tratta di zone ad altissima valenza artistica ed economica, in cui si vive ancora nelle casette e la cui soluzione ai problemi della gente è ben lontana dal trovare soluzione.

Tornando alla situazione etnea, nonostante un decreto ricostruzione con attribuzione dei fondi non ancora convertito in legge, emergono ulteriori problemi la cui sottovalutazione è palese. Le ricostruzioni in area sismica prevedono dal 2009 lo studio preliminare di microzonazione sismica, una mappatura su scala comunale e subcomunale delle fratturazioni del terreno, che nel caso dei terremoti di origine vulcanica, sono estremamente diffuse.

https://www.centromicrozonazionesismica.it/it/

Nei terremoti di origine tettonica le direttrici prevalenti di fratturazione sono di scala più ampia ed individuabile, mentre negli eventi vulcanici per la superficialità degli ipocentri e la differente meccanica delle rocce laviche si generano attorno alle faglie prevalenti, numerose fratturazioni di consenso che interessano porzioni molto ampie di superficie, creando vaste aree di potenziale inedificabilità.

Oggi, senza uno studio specifico della microzonazione di dettaglio delle aree colpite, sarebbe impossibile in molti casi, poter affermare che l’immobile colpito possa essere ricostruito nello stesso luogo in cui si trova, e questo comporta enormi difficoltà per le autorizzazioni degli enti tecnici territoriali. La Regione Sicilia dispone di fondi specifici non spesi derivanti dal fondo Nazionale di prevenzione sismica, istituito oltre dieci anni fa con la legge 77 del 2009.

Si tratta di dinamiche complesse, in passato anche osteggiate dalla politica locale, i cui risultati impattano sui piani regolatori comunali e con profonde ripercussioni economiche sui territori.

Bisogna prendere atto che fare prevenzione sismica non significa solo saper costruire con tecnologie che riducono il rischio, ma soprattutto capire che in alcune aree l’edificazione è incompatibile con le caratteristiche dei suoli sotto azione sismica, il problema apparentemente tecnico è in realtà prevalentemente politico.

Fabio D’Agata