LA SENTENZA SULLA TRATTATIVA STATO/MAFIA. MACABRA PARTITA A RAMINO

Sono tra coloro che amano profondamente la Costituzione e danno tutto se stessi per diffonderla e difenderla. In lei, il principio fondamentale della “divisioni dei Poteri” è cruciale. La Magistratura, in questo contesto, per noi è un porto sicuro, un baluardo da difendere costi quel che costi. Le sentenze emesse “in nome del popolo italiano”, dunque, sono sempre da rispettare. Ma non sono certo immuni dalla critica e, talvolta,dallo sconcerto.

Come nel caso di ieri sulla “ trattativa Stato-Mafia”,  acclarata pienamente in primo grado e ieri demolita con delle affermazioni alla lettura che lasciano trasecoliti. Dunque, questa trattativa “c’è stata“, ma l’hanno condotta solo professionisti mafiosi d’alto bordo, immuni invece rappresentanti dello Stato di altissimo bordo. Ora dico, col senso comune dell’uomo della strada, ma con chi diavolo hanno condotto questa trattativa Bagarella & C? Da soli, anzi no con la presenza delle altissime sfere dei Carabinieri e delle Istituzioni i quali però si sono limitati a guardare a osservare come se fosse una macabra partita “ramino” e loro dietro le spalle dei giocatori in piedi a commentare, senza intervenire per carità, da uomini ligi al dovere e al giuramento quali sono.

Se una sentenza siffatta riesce a confermare persino ciò che nega, allora la fiducia incrollabile, si sparge di crepe profonde. Se uomini, Magistrati e umili Servitori dello Stato hanno condotto decenni di vita -non vita, con la spada di Damocle della Morte e dello sterminio delle proprie famiglie, invano, anzi inconsapevoli mallevadori di una concezione oscuramente segreta del Potere, allora le crepe si aprono e, con tutto il rispetto per le loro toghe, questa sentenza non è stata emessa a mio nome. Nè a nome di moltissimi Uomini liberi di questa Repubblica. Che, sappiatelo, non molleranno.

(Rosario Patanè)