L’Amministrazione ed il Consiglio composto da rappresentanti dell’associazionismo.

Sono stato stamattina uno dei tanti rappresentanti dell’associazionismo acese, invitati ad assumere per una sessione di lavoro il ruolo di consigliere comunale e portare le proprie idee, istanze, lamentele, ecc. all’amministrazione cittadina. Tema: l’inclusione sociale.

E’ stata certamente una scelta bella e coraggiosa e mi auguro che continui con una certa regolarità per permettere di avere sempre più chiara la mappa dei bisogni del territorio, renderla condivisa fra tutti, e sperare che insieme si possano realizzare significativi passi avanti nel campo della cura, del prendersi cura, in tempi in cui prevalgono l’incertezza e l’ansia, il disorientamento ed il rancore.

Non sarà facile, certo. Ma è necessario tentarci.

Presenti il Sindaco, che ha introdotto i lavori della mattinata, ringraziando i presenti e ponendo l’attenzione sulla necessità dell’ascolto in un campo complesso come quello dei servizi alla persona. Insieme a lui anche gli assessori C. Grasso, Di Prima, ed ovviamente l’assessore alle politiche sociali Palmina Fraschilla. Presenti anche i consiglieri D’Angelo, Marino e Zappalà che nelle vesti di Presidente del Consiglio ha diretto i lavori.

L’assessore Fraschilla, oltre ad introdurre i temi della Settimana della disabilità, di cui ci siamo occupati in un altro scritto, ha tenuto a presentare pubblicamente il Garante per i diritti delle persone disabili – dott. Riccardo Castro – presente all’incontro, sottolineandone il ruolo e la sinergia operativa con il suo assessorato.

Il Garante, ha sottolineato l’impegno del proprio Ufficio sia nel campo dell’abbattimento delle barriere architettoniche che in quello scolastico per l’integrazione degli studenti, evidenziando come ci sia certamente ancora tanta strada da fare, ma da fare tutti insieme. Creando una rete che può migliorare la nostra città, partendo dall’affrontare i bisogni di integrazione delle persone disabili.

Presente altresì il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, dott.ssa Maria Moschetto, che ha fatto un breve (e toccante) intervento segnalando la solitudine che spesso sperimentano le famiglie con pesanti carichi di cura. Introducendo di fatto alcuni interventi (il mio compreso).

Sono stati segnalati dai rappresentanti delle associazioni i bisogni di inclusione dei cittadini speciali di diverse fasce d’età. E sono stati ascoltati con attenzione.

Per quanto mi riguarda ho portato l’attenzione su alcuni dati che è possibile desumere dagli annuari statistici e da qualche interessante rapporto ISTAT.

Ho sottolineato come in Italia una famiglia su 20 è formata da 5 o più componenti (le c.d. famiglie numerose), mentre invece le rimanenti 19 hanno (al max) n. 4 componenti. I nostri figli, cioè, avranno – rispetto a noi – sempre meno reti parentali su cui contare: meno cugini, meno zii, ecc.

Inoltre abbiamo anche evidenziato la difficoltà di costruire delle relazioni di fiducia e di rispetto reciproco. Siamo più soli, abbiamo più bisogni, e diffidiamo sempre più degli altri.

In Italia solo il 20% ritiene di essere completamente soddisfatto dalle relazioni “calde” (di parentela, vicinato, con i soci di associazioni in cui si condivide un problema, in parrocchia, ecc.), mentre quasi l’80% sottolinea come sia importante prestare molta attenzione nelle relazioni extra-familiari e comunque si ritiene insoddisfatta dalla percezione di qualità delle relazioni che vive. L’’Italia è al penultimo posto in Europa in questi temi.

Questo è un po’ la cornice generale entro cui si colloca la mancanza di progettazioni sociali in grado di ritessere i legami e costruire partecipazione e fiducia. Non abbiamo in Città nessun intervento inclusivo degno di questo nome che sia coerente con le esigenze di crescita dei ragazzi speciali: siamo davvero in grave ritardo.

Non parliamo del c.d. “dopo di noi”, su cui siamo ancora molto distanti dal costruire significati condivisi che vadano al di là dell’applicazione della recente legge sul tema e si concentrino su come costruire interventi affidabili su cui un genitore può emotivamente investire.

Ci vuole una marcia in più se non vogliamo sprecare tempo e risorse, e provare a concentrarci sull’opportunità di condividere la vita, a dispetto della solitudine, della voglia di essere sempre autosufficienti, dall’abitudine a non mettere niente in comune.

Nello Pomona