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Un colpo alla nuca. Un’esecuzione in piena regola. Uccisa per le idee che difendeva. Scomode. Salwa Bugaighis, avvocato, era una delle attiviste per i diritti umani più conosciute in Libia. È stata ammazzata a Bengasi ieri, nel giorno delle elezioni per scegliere il nuovo Parlamento. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale libica Lana, spiegando che la donna è stata uccisa a casa , alcune ore dopo avere votato. Un’irruzione da parte di un gruppo di uomini armati. Il colpo alla testa. Quando gli assassini sono fuggiti la donna era ancora a viva. Sembra che accanto a lei ci fosse anche il marito, probabilmente rapito. Salwa è morta poco dopo, in ospedale.

In prima linea nella rivolta del 2011 contro Muammar Gheddafi, Salwa Bugaighis è stata anche fra le voci più attive contro l’estremismo islamico. Secondo quanto ha riferito un uomo a guardia dell’abitazione della donna (riportato dal quotidiano Al-Wasat) cinque uomini armati, tutti a volto coperto tranne uno, prima hanno chiesto del figlio di Bugaighis, Wael, poi hanno sparato alla guardia a una gamba e infine hanno fatto irruzione nella casa. A quel punto si sono sentiti altri spari. Non è chiaro chi siano questi uomini, ma recentemente le milizie radicali islamiche a Bengasi sono state ritenute responsabili di frequenti omicidi di attivisti, giudici, religiosi moderati, poliziotti e soldati.

In passato Salwa Bugaighis era fuggita con la sua famiglia in Giordania a causa delle minacce di morte ricevute. Il figlio, Wael, era sopravvissuto quest’anno a un tentativo di rapimento. Un amico racconta che recentemente lei e il marito erano tornati a Tripoli mentre i due figli, compreso Wael, erano rimasti in Giordania. Sotto il governo di Gheddafi, in quanto avvocato, Salwa Bugaighis aveva rappresentato le famiglie dei prigionieri nella nota prigione Abu Selim di Tripoli, spingendo il governo a dire la verità su quanto fosse accaduto ai 1.200 prigionieri scomparsi, la maggior parte islamisti di Bengasi. Il suo omicidio ha sconvolto la comunità di attivisti, politici e diplomatici: «Tutti i sostenitori della verità sono minacciati», ha detto Hassan al-Amin, altro noto attivista ed ex capo della commissione diritti umani in Parlamento, che è fuggito all’estero dopo avere ricevuto minacce di morte.