L’atto d’Indirizzo senza Mittente – Riflessioni su una Città Fuori Controllo.

“Valuteremo la relazione poi decideremo…” –

” non possiamo mettere telecamere ovunque ” – ” a settembre avremo le nuove guardie ambientali ” – ” decidono gli uffici, io posso solo fare atto d’indirizzo ” – ” io non so” …
Queste sono alcune delle innumerevoli esternazioni del nostro Sindaco in merito allo stato di illegalità diffusa a cui assistiamo, pressoché impotenti, da circa un anno.
Un anno in cui abbiamo assistito al tracollo della Ztl urbana con le auto posteggiate anche su piazza Duomo, al vandalismo degli spazi pubblici ed alla riduzione dei minimi presupposti di vivibilità ad Acireale.

Un anno in cui le aspettative di cambiamento del “cambiamento”, si sono rivelate un pericoloso ed inaspettato salto in un passato che speravamo fosse ormai consegnato alla storia nefasta della Città ma che invece, torna prepotente a riaffacciarsi in tutta la sua deludente miseria. Stiamo assistendo ad una “emigrazione” dello svago, che a differenza della più preoccupante emigrazione per assenza di opportunità economiche, porta le persone a migrare dalla propria città anche solo per trascorrere qualche ora in un luogo vivibile con i propri figli, per andare al mare senza infrangere qualche improvvida ordinanza o per fare due passi senza il rischio di essere parte di “un ecosistema” in cui convivono solo disordine e caos, forse “emigreremo” anche per assistere al Carnevale che di questa Città doveva essere motore trainante di sviluppo.

Dall’altro lato si pianifica realizzando segnaletiche improbabili, piste ciclabili con parcheggi incorporati e declinando le responsabilità all’assenza di personale ed alla pervicace mancanza d’educazione e di rispetto delle regole dell’acese medio.
Sindaco “l’acese medio” come il ” catanese medio” o il “messinese medio ” sono sempre stati così, forse è lei che dovrebbe comprendere che per Amministrare occorre scegliere, prendere decisioni spesso impopolari nel solco dell’imposizione coatta del rispetto delle regole, le stesse regole che avrebbero dovuto generare un controllo verso gli enti a lei subordinati e che invece oggi, ci consegnano bilanci in deficit e disordini gestionali.

In questi mesi, assistiamo ad una recrudescenza delle segnalazioni da parte di Cittadini disorientati, che si rivolgono ai social per denunciare o segnalare fatti incresciosi con i quali sono costretti a convivere, sperando che lo “sportello digitale” gli dia le risposte che lo sportello comunale ha smesso di fornire, delegando un ruolo che non ci compete e di cui faremmo volentieri a meno.

Girando per questa Città interrotta, mi viene spesso in mente la teoria delle finestre rotte,   una teoria criminologica sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria afferma che mantenere e controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l’evasione nel pagamento di parcheggi, mezzi pubblici o pedaggi, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi, ad esempio l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale .

Guardandosi intorno sembra invece che ad Acireale la possibilità di assumere comportamenti anti sociali ed anti civici, sia quasi tollerata ed in qualche modo incentivata, al punto da trovarne spunti negli atti ufficiali dell’Amministrazione, che in “lapsus” dirigenziale paventa rischi di ordine pubblico per giustificare la sistemazione di un campo sportivo, attività che dovrebbe essere svolta d’ufficio e non motivata dalla presunta insurrezione popolare.

Domani (oggi per chi legge) ci riservi un dominicale di atti d’imperio invece che d’indirizzo, ci risparmi la stanchezza di leggere la fatica di essere Sindaco, perché noi Cittadini potremmo scrivere pagine e pagine sulla fatica di vivere in questa città fuori controllo.
Non volevamo un Sindaco sceriffo, ma se dovevamo farci governare dagli “uffici” , come lei dice, avremmo votato i dirigenti d’area non dei candidati politici.

Fabio D’Agata