LE FAVE A CUNIGGHIU

Buongiorno liberi navigatori.

Oggi per la nostra rubrica “Panza e Prisenza vi proponiamo una ricetta di cui mi parlava mia zia “I favi a cunigghiu”

Per un periodo della mia vita ho avuto la fortuna di vivere accanto ad una mia zia molto anziana che mi raccontava la sua vita sotto forma di storielle.

Mi parlava tanto della sua infanzia, come a voler lasciare in eredità tutto il bello che aveva vissuto da piccola, anche se non era sempre stato rose e fiori, soprattutto in tempo di guerra.
Era bravissima, ma talmente brava a raccontare che mi immedesimavo in quelle situazioni e quasi riuscivo a riviverle provando nostalgia insieme a lei.

Certamente avendo vissuto al tempo della guerra le sue sofferenze di bimba non le ha mai cancellate dalla sua mente, erano rimaste nitide e nei suoi racconti rievocava ricordi su ricordi propri di quel periodo.

La sua famiglia, se la passava benino, mio nonno lavorava presso il pastificio Leonardi e lei, come mia nonna, dicevano sempre: “Il pane non ci mancava perchè ogni settimana il nonno portava la farina a casa.”.
Certo, il pane forse non mancava ma molte altre cose si!
Le pietanze erano povere e i figli erano tanti per questo spesso era difficile assicurare due pasti al giorno e così si preparavano piatti sostanziosi in modo da tenere la pancia piena per tutto il giorno e se la sera si aveva fame, la madre di famiglia, che non aveva altro da dare ai figli, li invitava ad andare a letto per addormentarsi subito e non sentirns più i morsi.

I ragazzini sono meravigliosi perchè riescono a stare insieme a giocare e parlare e a confrontarsi tra loro, senza fare distinzioni sociali, allora come oggi. Gli adulti invece, allora come oggi, non ci sono mai riusciti e infatti mi raccontava mia zia che la madre, per far credere ai vicini benestanti che non mancava loro nulla, si inventava piatti prelibati a base di pesce o carne per mostrare di non passarsela poi cosi male, tanto che quando
la zia giocava nel cortile e la chiamava per avvisarla che il pranzo o la cena erano pronti, urlava dalla finestra:
“Sara, trasi ca è pronto pi mangiari! Fozza spicciti ca ci su i favi e cunigghiu.”.
Ma la sorpresa era quando una volta rientrata a casa, mia zia trovava solo una semplice zuppa di fave e del coniglio nemmeno l’ombra..

Quindi, come avrete capito i conigli con le fave non centravano nulla, il termine “cunigghiu” deriva dal fatto che anticamente le fave, venivano servite in un unico piatto di portata o zuppiera messa al centro del tavolo e dal quale tutti i commensali le prelevavano usando le mani per mangiarle mentre con l’ aiuto degli incisivi, le estraevano velocemente dalla buccia che le ricopre, proprio come fanno i conigli (certo non è una cosa molto raffinata da fare a tavola e capisco se a qualcuno non piacerà questa pratica) ma anticamente questo.piatto veniva servito e i commensali lo consumavano in questo modo.

E’ dunque, un piatto della cucina povera siciliana, gustoso, ricco, nutriente, meravigliosamente buono e profumato.
Piatto tramandato da generazioni, è rimasto quasi intatto ed identico al piatto antico, e tutto ciò per la sua bontà.
Si può preparare sia con le fave secche che con quelle fresche verdi di fine produzione, che sono più grosse, non più tenerissime e con la buccia che ricopre la fava.

Le “fave a cunigghiu” si mangiavano tradizionalmente in due modi o con il brodetto ristretto della cottura (molto gustoso) nel quale veniva inzuppato del pane raffermo oppure scolate e condite con olio e origano.

Mettete le fave (se fresche) a bagno in acqua bollente (fuori dal fuoco) per due ore. Se utilizzate (quelle secche) mettetele a bagno in acqua fredda per otto ore. (Per entrambe gli ingredienti sono uguali.).

INGREDIENTI

1Kg di Fave fresche (o secche. (In questa ricetta, utilizziamo le fave fresche)
2 spicchi di Aglio
1 Cipollotto
2 foglioline di Alloro
Pepe nero (in grani)
Sale, Origano e Olio extravergine di oliva.

PREPARAZIONE

Incidete la buccia interna delle fave con un coltello ben affilato e mettetele a bollire in un tegame coperte da acqua fredda, aggiungete gli spicchi di aglio in camicia schiacciati leggermente, il cipollotto pulito e lasciato intero, le foglie di alloro, i grani di pepe, 1 cucchiaino di origano e un filo di olio di oliva.

Appena arrivano a bollore abbassate la fiamma e lasciatele cuocere lentamente per circa due ore (se dovessero asciugare troppo unite di volta in volta un mestolo di acqua già calda.

Quando saranno cotte, la prova che siano cotte è prelevarne una (tra le più grosse) e gustarne l’interno.

Prima di ogni cosa eliminate l’aglio, l’alloro, il cipollotto ed i grani di pepe.
Infine, avete i due modi per servirle:

1) SERVITE (ASCIUTTE CONDITE)

Uscite le fave con una schiumarola, mettetele in una zuppiere e conditele con olio di oliva, origano e pepe.

2) SERVITE (CON IL BRODINO)

Mettete le fave nei singoli piatti con un pò di brodino versandovi sopra un filino di olio di oliva.

Buon appetito da
(Panza e Prisenza)