Le Ferrovie Dismesse di Acireale Pagate due Volte

La recente esclusione del Comune di Acireale dal bando Gal per la realizzazione di una greenway sul vecchio tracciato FS, ed il bando di gestione per il precedente tratto ferroviario appena riadattato hanno riportato sotto i riflettori le piste ciclabili, vere o presunte, che Acireale si appresta ad utilizzare.

Le Greenway sono percorsi di mobilità dolce, che in Europa fanno la fortuna di interi territori, si tratta di infrastrutture dismesse delle reti ferroviarie o nuovi tracciati di una rinnovata infrastrutturazione sostenibile, che consentono di muoversi per mobilità locale e di viaggiare in bici, raccogliendo sempre più consensi tra gli appassionati di cicloturismo.

Una volta dismesse, le ex-linee ferroviarie restano semplicemente beni immobili (aree di sedime e fabbricati) nella disponibilità delle due società del Gruppo, Ferrovie dello Stato Italiane SpA e Rete Ferroviaria Italiana SpA, che sono attualmente proprietarie di una cospicua quantità di linee e tratte dismesse, destinate alla cessione in uso o alla completa alienazione. Così è peraltro già avvenuto in passato, per cui non sono più nella disponibilità del Gruppo FS Italiane molte linee dismesse.

Numerosi percorsi ciclistici delle ex linee ferroviarie si stanno realizzando anche nel nostro Paese e tra questi BiciItalia, portato avanti con enfasi dal Ministero dell’Ambiente e FIAB, consentirà di entrare a far parte della rete europea, Eurovelo.

Nel nostro territorio insiste un vecchio tracciato ferroviario risalente alla fine del 1800 e sostituito negli anni 70 del secolo scorso dall’attuale sedime, prevalentemente in galleria. Il percorso acese della ferrovia dismessa interessa gran parte della riserva della timpa, parte del tracciato è stato recentemente riconvertito in pista ciclabile con un progetto iniziato dalla precedente amministrazione e tutt’ora oggetto di un discutibile bando di gestione da parte dell’attuale.

Il bando Gal da cui siamo stati dichiarati “inammissibili” è relativo invece al tratto sud che corre parallelamente alla statale a est del quartiere Suffragio e che, un progetto di grande pregio, vorrebbe riconvertire in pista ciclopedonale urbana.

Le motivazioni di esclusione, nonostante le smentite e le successive ammissioni legate al cosiddetto “overbooking” tecnico, sono da ricondurre alla mancata disponibilità delle aree che restano di proprietà di Ferservizi, societa di RFI che gestisce le infrastrutture ferroviarie secondarie.

Il vecchio tracciato invece fu acquistato dalla precedente amministrazione per un costo di circa 272.000€ lasciando la parte a sud oggetto di un aleatorio diritto di prelazione che il Comune non ha mai formalizzato con un atto specifico.

Eppure consultando l’atlante delle Ferrovie dismesse, una recente pubblicazione edita da FS per incentivare la parte “sociale” del gruppo ferroviario italiano, la parola più presente in merito ai vecchi tracciati non è acquisto bensì comodato.

Infatti, com’è facilmente intuibile i tracciati ferroviari non sono stati realizzati dagli investimenti del gruppo pubblico/privato attualmente proprietario della rete ferroviaria, ma dallo Stato, quello vecchio che con i soldi delle nostre tasse costruiva ferrovie, strade, ponti e quanto necessario a collegare il paese tra otto e novecento.

Pertanto un’infrastruttura pagata con soldi pubblici, non andrebbe ricomprata con altri soldi pubblici se ad utilizzarla è un ente pubblico quale un comune o una Provincia, perché equivarrebbe a pagarla due volte, e non va bene.

Innumerevoli le convenzioni che la società ferroviaria ha stipulato con i comuni per la gestione e la riconversioni di stazioni, tracciati e vecchie infrastrutture che sono state trasformate in ristoranti, hotel e greenway, è stato cosi per la ciclopista Ficuzza-Godrano vicino Corleone, per il meraviglioso tracciato di Siracusa e per la Noto-Pachino, di cui a breve dovrebbe vedere la luce la riconversione.

Stazioni che diventano, bed and brekfast o ristoranti con la gestione di associazioni del territorio ed il finanziamento dei fondi europei, tramite il comodato gratuito con il quale Ferservizi cede ai comuni che a loro volta mettono a bando i beni per coloro che volessero gestirli in cambio di un canone spesso esiguo.

Succede quasi ovunque tranne che ad Acireale, dove il vecchio tracciato è stato acquistato con atto notarile per 272.000 euro ed il tratto seguente resta saldamente indisponibile per il comune, al punto da far perdere il finanziamento europeo per la sua riconversione.

Non è chiaro perché, ciò che a Noto si ottiene gratis ad Acireale si debba pagare due volte, la prima con le tasse dei nostri bisnonni e la seconda con le nostre.

Fabio D’Agata