“Le lusinghe dell’amore malato” l’evento che ieri, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato presentato nella Sala Costarelli, dal Circolo Bohémien.

Si è tenuto un importante incontro ieri sera presso la Sala Costarelli di Acireale, che ha ospitato l’evento della giornalista Maria Cristina Torrisi e del Circolo Bohémien di cui è il direttore.

Serata che ha affrontato il doloroso tema della violenza sulle donne e ha aperto un dibattito molto sentito su come si possa combattere questo fenomeno cosi dilagante, grazie anche alla toccante testimonianza di chi ha vissuto in prima persona la violenza e la perdita di una nipote, incinta della loro piccola, quando il marito le ha tolto la vita. Una storia che tutti conosciamo, quella di Eligia Ardita e di Giulia, che portava in grembo.

Cristina Torrisi: ” Desideravo creare un evento che non fosse un prototipo, infatti con ” Le lusinghe dell’amore malato” ho voluto puntare sull’analisi di ciò che avviene molto prima e quindi su come una donna deve difendersi dalle lusighe, capire quando l’amore può essere una trappola. Per questa giornata internazionale che vuole tutelare le donne dalla violenza di genere, ho voluto puntare ancora una volta l’attenzione sulla fragilità che spesso deriva da una dipendenza affettiva.”.

Esiste un amore malato che si traveste molto spesso con le lusinghe. Tutti desideriamo essere amati eppure delle volte è dall’amore che dobbiamo essere salvati. Individuare certi tipi di uomini e capire che si ha accanto una persona manipolatrice, narcisista e bugiarda non è facile, perchè i meccanismi che questa tipologia di uomini attuano è sempre uguale e mira a danneggiare l’autostima del partner e non hanno sensi di colpa, non provano rimorso e soprattutto non cambieranno mai. Dunque chi gli sta accanto non può sperare di salvare una relazione, ma solo di uscirne e proteggersi prima che sia troppo tardi.

Questo è ciò di cui parlano le due psicologhe Irene Fiorini e Anna Spinelli durante il loro incisivo intervento, e che hanno messo in luce il dramma che vivono moltissime donne che passano dall’illusione di aver incontrato l’amore alla sofferenza fisica e psicologica che giornalmente subiscono tra le pareti domestiche. Il loro silenzio, dettato dalla paura, che col tempo genera isolamento, diventa il più delle volte rischioso per le donne, tanto da diventare una condizione pericolosa che può sfociare in tragedia. A volte si sottovalutano quelli che possono essere i disturbi patologici e risalire a monte per analizzare quelle che sono strategie manipolative da parte del partner probabilmente si potrebbe in qualche modo prevenire il fenomeno del femminicidio. La violenza psicologica è un fenomeno di cui a volte si parla poco, esistono infatti delle strategie manipolative del partner che si chiamano “gaslighting” attuate da un narcisista perverso che, in questo caso, nelle forme più gravi, cerca di far dubitare la vittima della propria memoria e percezione della realtà presentandole false informazioni, destabilizzandola e indebolendola psicologicamente.
Il manipolatore non fa altro che svalutare la sua vittima, offendere la donna in ogni modo tanto che col passare del tempo indebolisce la sua autostima, la sua identità e ogni sua certezza, rendendola inerme e incapace di reagire tanto che la vittima, piano piano, d cercare di confutare le sue tesi, arriva invece, alla fine, a dargli ragione senza potersi più difendere Questi uomini, inizialmente le fanno innamorare dando loro l’immagine migliore di se stessi, incarnando l’ideale di uomo che ogni donna cerca, e non appena la donna cade nella rete, lentamente fanno sì che essa cominci a non credere più alle proprie capacità. Spesso e volentieri questi carnefici sono uomini narcisisti, incapaci di provare empatia, incapaci di capire lo stato d’animo della sua vittima, sono persona inafettive che facilmente passano da uno stato d’animo all’altro, dal mostro inaffettivo quindi, alla persona migliore del mondo, tanto è vero che al di fuori dalla relazione di coppia si presenta agli altri come una persona brillante, disponibile. Un teatrante che riesce facilmente a farsi amare e stimare da chiunque, anche se poi all’interno delle mura domestiche diventa una persona terribile. Questo gioco più che altro lo mette in atto con la propria vittima che a volte percepisce i suoi comportamenti aggressivi e cerca di staccarsi dal suo carnefice, ma costui, immediatamente mette in mostra il suo lato migliore, tanto che la donna si riavvicina annullandosi totalmente al suo carnefice. È sempre consigliato un percorso terapeutico per queste donne affinchè possano recuperare pian piano la propria autostima, ristrutturare il proprio carattere e la propria identità.
È un lavoro lungo, faticoso e impegnativo sia da parte della donna che dal terapeuta che la prende in cura. La donna vittima di violenze non potrà mai rifiorire stando accanto al suo carnefice e affinchè questi uomini cambino hanno bisogno di un’acquisizione di consapevolezza, che capiscano che quello che fanno è assolutamente sbagliato, ma è difficilissimo che questo tipo di uomo riconosca spontaneamente decidendo di fare un percorso di psicoterapia per lavorare su stesso. L’unico modo per la donna di salvarsi è quello di convincersi di intraprende un percorso terapeutico e staccarsi totalmente e non avere più contatti col suo carnefice e nel caso in cui ci sono figli mantenere al limite i contatti perchè, conoscendo bene la sua vittima, conosce i suoi punti fragili per riconquistarla e continuare a farne la sua vittima.

A livello sociale e culturale, il fenomeno del femminicidio non si può interpretare uniforme. I dati statistici sono più che allarmanti, i femminicidi costituiscono una parte molto consistente delle morti delle donne, addirittura superano gli incidenti stradale e le malattie naturali e quindi l’entità del fenomeno è gravissimo. Queste morti rappresentano il 72% , quindi 3 su 4 sono riferite all’interno del nucleo familiare, quindi coloro i quali commettono un femminicidio solitamente sono da ricercarsi tra i parenti strettoi ( marito, compagno, ex fidanzato), morti che avvengono per mano della persona di cui la vittima si fida e che invece di toglierle la vita, dovrebbe proteggerla. Ogni 72 ore in Italia muore una donna per femminicidio, dati sconcertanti che devono indurre a riflettere. le cause sono culturali frutto di un processo sociale, di una cultura che costruisce e alimenta in alcuni uomini l’idea che una donna sia una ” cosa” propria senza autonomia. Non è la gelosia o il troppo amore il motivo scatenante della violenza maschile. Il potere è il fine ultimo del partener violento che vuole solo provocare dolore, sottomissione, sofferenza fisica e psicologica sottolineando alla sua vittima che il suo volere è legge, ingessando così la donna nella paura, nell’umiliazione e attuando su di lei il possesso limitandone tutte le opportunità, tra cui quella di ribellarsi per salvarsi.

(Graziella Tomarchio – Laura Magliocco)