Le Riserve Naturali Ricche e la Timpa Cenerentola – Parte III

La Regione Sicilia in tema di riserve naturali possiede una norma estremamente avanzata per gli anni in cui fu concepita, eppure gran parte delle disposizioni contenute nella legge non sono attuate, rendendola di fatto un’occasione mancata soprattutto in tema di finanziamenti per la gestione del nostro patrimonio naturale protetto.

Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, gran parte del fondo di gestione previsto per le riserve viene utilizzato per pagare stipendi agli enti gestori ed in minima parte per la gestione vera e propria e per le attività di miglioramento della fruizione turistica e della manutenzione dei siti.

La Sicilia vanta anche un’altra anomalia, ovvero la gestione di parte del suo patrimonio protetto da parte di associazioni ambientaliste, soggetti privati selezionati senza utilizzo di bandi di gara e per le quali la Regione ha stipulato delle convenzioni di gestione con scadenza quinquennale, che vengono rinnovate dal 1999 in contrasto con le disposizioni comunitarie, che prevedono per i regimi concessori procedure di evidenza pubblica, gare, avvisi, ecc.

Tali convenzioni, sottraggono alla gestione pubblica importanti risorse del bilancio regionale, circa 3.000.000€ ed in base alle previsioni di norma consentono all’ente gestore di amministrare un vincolo, prerogativa normalmente riservata al soggetto pubblico e non ad un’associazione privata, la cui governance è organizzata secondo criteri assolutamente privatistici.

Si arriva pertanto ad alcune evidenti contraddizioni come nella riserva di Torre Salsa nell’agrigentino, in cui l’ente gestore WWF si oppone spesso alle richieste dei piccoli agricoltori che operano nella riserva e poi autorizza la costruzione di un mega resort da centinaia di camere con accesso diretto ed esclusivo all’area protetta.

Le Associazioni ambientaliste e l’Università di Catania, che gestiscono 21 delle 76 riserve naturali presenti in Sicilia, oltre ai finanziamenti di gestione, attingono alle progettazioni dei fondi europei per progetti mirati tra cui il “PO FESR SICILIA 2014-2020, Asse 6, Azione 6.6.1 “Interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione di rilevanza strategica (aree protette in ambito terrestre e marino, paesaggi tutelati) tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo”.
Nella cui graduatoria di approvazione troviamo tra i progetti:

  1. Legambiente Sicilia – Ente Gestore R.N. Grotta di Carburangeli
    Diversificazione e potenziamento del sistema di fruizione sostenibile della Riserva Naturale Grotta di Carburangeli” -€ 177.000,00

  2. Legambiente Sicilia – Ente Gestore R.N. Grotta Santa Ninfa
    Diversificazione e potenziamento del sistema di fruizione sostenibile della Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa” e della Zona Speciale di Conservazione ITA 01022 Complesso dei Monti di Santa Ninfa – Gibellina e Grotta di Santa Ninfa € 439.000,00
  3. Legambiente Sicilia – Ente Gestore R.N. isola di Lampedusa
    Diversificazione e potenziamento del sistema di fruizione sostenibile della Riserva naturale isola di Lampedusa e della zona Speciale di Conservazione ITA 040002 e Zona di Protezione Speciale ITA 040013” -€ 566.000,00
  4. Università degli Studi di Catania Realizzazione di una rete sentieristica per la fruizione ecosostenibile della zona B e per il raggiungimento della zona A all’interno della R.N.I. Grotta Palombara (Melilli, SR) € 400.000,00
  5. Legambiente Ente gestore RN Grotta di s. Angelo Muxaro Diversificazione e potenziamento del sistema di fruizione sostenibile della riserva naturale Grotta di s. Angelo Muxaro € 124.800,00

La Riserva della Timpa di Acireale invece appartiene al ramo “povero” della famiglia, ovvero a quella maggioranza di aree naturali gestite dalla ex Azienda Forestale Regionale oggi Dipartimento Regionale Sviluppo Rurale ed in particolare il servizio 2 che si occupa delle aree protette.

Queste oltre 50 riserve a gestore pubblico, tra cui la Timpa di Acireale, lo Zingaro, Vendicari, ecc. ricevono una parte esigua delle risorse, i decreti di autorizzazione alla spesa riportano infatti una serie di capitoli del bilancio regionale, che ad un controllo approfondito appaiono completamente vuoti. ovvero le riserve a gestione pubblica hanno a disposizione solo i fondi per il personale che opera negli uffici e si occupa prevalentemente di amministrare il vincolo, rilasciare pareri, ecc. mentre la gestione vera e propria è quasi nulla.

Praticamente la gestione della maggioranza delle riserve naturali come la Timpa di Acireale è affidata ad un ente che destina quasi nulla alla manutenzione ed alle attività di protezione, mentre assorbe gran parte delle risorse per stipendi e personale, il risultato percepito dal cittadino, residente o visitatore che sia, è abbastanza desolante, come chiunque può rendersi conto visitando la nostra riserva ed in particolare l’area di Gazzena, in cui il vero “ente gestore” è costituito da un branco di pecore e capre molto intraprendenti.

Nel prossimo capitolo proveremo ad entrare nel dettaglio dei finanziamenti per la nostra riserva “povera”, finanziamenti che vedono la riserva soggetto passivo di un ampio valzer di fondi pubblici con scarsissime ricadute sul territorio.


Fabio d’agata