Le suggestioni poetiche del colore in Architettura

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“L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere.”

Questo era ciò che pensava Le Corbusier, grande esponente del movimento moderno dell’ architettura, in merito agli edifici che egli stesso amava definire come delle “macchine per abitare”.
A partire dagli anni trenta infatti, questa importantissima concezione ha rappresentato una base essenziale per molti degli architetti odierni che si sono dedicati al colore come principio “costituente” della propria progettualità, riuscendo ad armonizzare architettura e colori anche in modo decisamente suggestivo.
Il colore e i materiali sono quindi elementi molto importanti, in grado di assicurare originalità e creatività ai progetti, divenendone spesso i fattori più distintivi ed esaltandone le qualità estetiche, figurative e compositive.
L’architettura, quale manifestazione di sentimenti, può essere “arte” in quanto possiede appunto un peculiare “valore artistico”.
IMG_0780In questa visione perciò, anche le sue componenti cromatiche devono essere considerate equivalenti alle ulteriori caratteristiche di un’architettura che rappresenta ancora un sistema simbolico capace di comunicare molteplici significati, perchè essa può condizionare persino gli atteggiamenti delle persone e, pertanto, il colore è un importante mezzo di quella comunicazione visiva a cui si collegano anche le immagini di una realtà percepita in forma “individuale”.
Se il colore è anche “informazione”, esso dipende essenzialmente dalla capacità di leggere l’ambiente intorno a noi attraverso caratteristiche soggettive, poichè rappresenta lo spazio mentale nel quale si realizzano le relazioni tra contenitore e contenuti, in cui perciò confluisce lo schema progettuale dell’architetto e quello sviluppato da ogni fruitore del suo progetto.
L’identità cromatica di qualunque componente architettonica è stata sempre rivelatrice di uno stile, di una corrente e/o di un’epoca. Era dunque naturale per Bruno Taut, grande architetto funzionalista della prima metà del novecento, sostenere: “Con il colore, allorché viene messo in rapporto pieno, diretto e senza nessun tipo di artificio con la luce, una struttura può essere riempita di vita reale. Il colore diviene quindi una componente della luce medesima, in quanto il colore è luce”.
Anche attraverso l’utilizzo di colore/luce, l’architettura ha perciò un rapporto costante e diretto con le persone, in quanto viviamo nelle città e nelle sue abitazioni e, dunque, proprio “dentro” l’architettura e non possiamo sottrarci al legame diretto con la sua forza comunicativa.

Cristina Patanè