Liceo Archimede, un flash mob e “La verità nel buio” contro stereotipi e violenza

“L’amore non è violenza”, con le facce dipinte di bianco e segnate di rosso lo hanno gridato gli alunni del liceo Archimede. L’amore non è morte, non è possesso, è vita. Un serpentone di ragazzi e ragazze stamattina ha marciato lungo i corridoi dell’istituto durante la ricreazione per un flash mob simbolico organizzato per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donne.

I ragazzi hanno anche realizzato ed esposto dei cartelloni e sono stati invitati dalla referente del corso sulle Pari Opportunità, Teresa Vespucci, ad analizzare il fenomeno della violenza di genere dal punto di vista storico e sociologico. “La violenza contro le donne è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna, che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne, alla discriminazione contro di loro e ha impedito un vero progresso nella condizione delle donne”.

Prima del flash mob, gli studenti del terzo anno hanno assistito alla rappresentazione “La verità nel buio”. Le attrici dell’associazione teatrale C.A.F. di Aci Catena, guidate dal regista Davide Pulvirenti, hanno raccontato in prima persona le storie di otto donne vittime di violenza, provando a trasmettere il vissuto, la sofferenza ed il bisogno di riscatto. Le attrici erano illuminate solo dalla luce di una torcia.

Il momento, organizzato e proposto dall’associazione Fiori Ribelli ets, si è concluso con un forte gesto simbolico. Tutti gli alunni presenti hanno strappato e gettato in un cestino dei bigliettini contenenti frasi che spesso compaiono nella nostra quotidianità, pronunciate con superficialità, ma portatrici esse stesse di violenza. Il messaggio dell’iniziativa è stato forte, ma molto chiaro: la lotta alla violenza di genere è una lotta quotidiana fatta di piccoli gesti. Non pronunciare frasi che fanno soffrire, eliminare atteggiamenti connaturati alla nostra cultura, ma che non devono essere considerati normali, è un primo passo. Ciascuno di noi può contribuire a diffondere la cultura del rispetto e i ragazzi sono gli interlocutori più importanti quando si vogliono davvero cambiare le cose.

«Da anni ormai abbiamo il corso di Pari Opportunità e invito sempre i ragazzi a partecipare, perché bisogna riflettere insieme e capire l’origine degli stereotipi di genere e della violenza di genere. I maschi non hanno una responsabilità individuale, ma è un fatto culturale se il maschio, che deve essere forte, che non deve piangere, accumula sofferenze e frustrazione. Abbiamo un modello culturale che porta alla sofferenza di entrambi i generi. C’è poca trasparenza nei rapporti, dobbiamo liberarci», ha detto agli studenti la professoressa Vespucci.

Al di là delle Giornate e delle manifestazioni, la scuola è oggi un nodo fondamentale di una rete che collega le istituzioni, i centri antiviolenza e le forze dell’ordine. Se i dati su femminicidi e violenza sono allarmanti, è tuttavia di conforto sapere che le denunce aumentano e gli strumenti per aiutare concretamente chi è in difficoltà esistono e non sono troppo lontani.

L.C.