L’uomo solo al calcio Balilla.

 

pezzo mad

La pioggia sottile di quella che non vedevamo da tanto tempo. Non l’alluvione, la bomba d’acqua, la dimensione tropicale, ma quella pioggia che ti bagna il viso delicatamente, che piange silenziosa, gocce d’acqua sottile nei volti insieme alle emozioni che riecheggiavano in una piazza delicata, unita, composta.

Quel palchetto povero, dietro la bella Chiesa, una voce un grido non urlato: “Basta”. E la lista delle vittime che scorre come i titoli di un film dell’orrore, i volti dei tanti un solo volto, la voce dei tanti una sola voce. La bella Acireale diventa fiera, onesta, sensibile, triste e commossa; attonita e pulsante in un solo abbraccio.

Mani rosse in aria a dire basta, mani in tasca nel silenzio dei propri pensieri, organizzazione semplice, confronto sereno, modalità rare in un mondo sempre più violento, in una città che non ha mai conosciuto coesione, unità, senso della comunità. Una dimensione storica per la sua carica emotiva che ha coinvolto anche chi di solito a ben altro a cui pensare.

Le istituzioni diventano gente, le forze dell’ordine sono gente tra la gente, ognuno è con l’altro, salutandosi, sorridendosi, abbracciandosi.

Poi, dolorosamente, uno schiaffo arriva sulla testa dei tanti arriva, non imprevisto, ma che va colpire con violenza quella piazza non violenta.

E’ la disperazione dell’uomo solo al calcio Balilla, un latrato senza dignità.