Meglio dei tetti le terrazze

Il tetto non va più bene per coprire gli edifici, in special modo in Sicilia, maxime nell’etneo. Con tutto il rispetto per Vitruvio e Plinio e senza sminuirne la preziosa,  insostituibile funzione in precisi ambiti costruttivi, non può non considerarsi che fattori ambientali e tecnologie ormai permanentemente acquisite ci consentono in molti casi di farne a meno, addirittura ci obbligano, pena grosse diseconomie e, in ultima analisi, dis-ecologie.

Perché? In questi ultimi giorni l’etneo (da Catania a Acireale, da Zafferana a Riposto) è tormentato da parecchi episodi di caduta della sabbia vulcanica cui le Amministrazioni, già alle  prese con problemi di bilancio da collasso economico, non hanno neanche potuto far fronte se non superficialmente, con gravi ripercussioni sui cittadini che hanno dovuto pagare –a livello di condominio, di azienda, etc.- il lavoro di rimozione.

Non parliamo degli edifici storici (chiese, palazzi) i cui danni scopriremo ben presto quando l’acqua apparirà nelle volte e sugli affreschi dopo le piogge, non foss’altro perché non si è provveduto tempestivamente a pulire. I tetti sono indubbiamente i responsabili di questa catastrofe: al depositarsi nelle grondaie delle foglie si assomma la sabbia vulcanica, col risultato di creare tappi, dighe, che obbligano l’acqua a riversarsi all’interno degli edifici.

Basterebbe questa nuova (si fa per dire) emergenza per indurre a optare per la sostituzione con terrazze dei sistemi di copertura a tetto, con buona pace delle Sovrintendenze che si ostinano a prescrivere tetti perfino…perle stazioni di servizio  ove queste ricadano in zone riconosciute  storiche. Ho visto a Catania un piccolo chiosco, che sicuramente per non cadere nelle ire della legge, ha un tetto conico a coppi  con una pendenza superiore a 45°, al punto che i canali, per non scivolare, sono cementati l’un l’altro! In pieno centro storico!

Naturalmente  non mi sogno neanche di proporre la rimozione dei tetti da chiese e edifici storici (a questo purtroppo  penseranno tra non molto i fautori dei pannelli solari, che sono pronti a comprare o affittare tetti a tutto spiano, svilendone l’autentica funzione), ma non riesco più a concepire i condomini realizzati negli ultimi quarant’anni e quelli in costruzione con quegli orribili tetti di finti canali che, oltre a creare i problemi di su, favoriscono la furbizia del sottotetto abitabile e levano a milioni di persone il piacere e il diritto di godere di soleggiate e panoramiche terrazze su cui non è peregrino, al contrario, pensare di poter creare giardinetti, solarium, piscine, risolvendo in tal modo il problema del surriscaldamento dei lastrici  e contribuendo con molta probabilità anche a una più matura e serena condivisione degli spazi comuni. (Avrete notato che da qualche decennio in qua i condomìni con terrazze  non le utilizzano affatto!)

Si tratta dunque (e spero di avere anche in questo il conforto dei colleghi architetti e ingegneri, di questi tempi particolarmente schivi ) di riproporre i  sistemi costruttivi, entrambi validi in Sicilia per secoli, dei dammusi e dei tetti. Senza ostracismi per nessuno dei due.

Ne guadagnerà anche il panorama urbano: vedremo gli edifici animarsi di gente su tutti i livelli, come nei quadri di Carpaccio o di Antonello.

(arch. Ivan Castrogiovanni)