“Munnu era e munnu è“

ACIREALE – In quest’era post-moderna, si sa, gli eventi e la memoria storica passano volando nella frenesia dello spettacolo “in programma stasera” da consumare usa e getta. Così è stato per  la nostra piccola “crisi” comunale del tutto “sorpassata”, ormai piccolissima “inside story”  sullo scenario delle tragicommedie nazionali e internazionali. Ma anche sorpassata dall’atavica mollezza intellettuale e dall’ancor più atavica  “saggezza” meschina  tutte acesi che “…vabbè ormai ‘i cosi s’abbissaru… munnu era e munnu è.”

Questa nostra piccola commedia invece è stata ed è la manifestazione esemplare di tante fragilità e di tante incapacità. Tra  verità non dette  o abilmente  contorte o “camuffate”, tra riposte non date ai cittadini e alla libera informazione indipendente (come FanCity ) cui non si “ concedono” (alterigia d’altri tempi oscuri…) interviste al fine di evitare domande scomode, non concordate, tra violazioni inaccettabili del dovere di riservatezza istituzionale e di formalizzazione non adempiuta di atti, azioni e uscite pubbliche inerenti ufficialmente e assai incidenti sulla pubblica struttura amministrativa che vengono ricondotte tartufescamente a relazioni“ private” e perciò stesso doppiamente scorrette, dette e negate e ancora ridette e ancora negate, tra ammissioni di due righe due  sulla “necessità” di  “intervenire sulla macrostruttura “ (?) e “rimodulare” (?) le deleghe “ in un contesto declamatorio e autoreferenziale delle magnifiche realizzazioni eseguite e in procinto di esserlo, si è consumato l’ennesimo e, a mio parere, più grave strappo con la pubblica opinione non conformista o asservita, di fatto  snobbata e ritenuta degna solo delle “veline” e dei discorsi della domenica, peraltro sempre “comunicati” e mai interlocutori.

Tutto si è  “abbissatu” con un rimescolamento incomprensibile di alcune deleghe assessoriali, svincolate da un rapporto conclamato analizzato e reso trasparente di causa ed effetto e con la “promessa” dell’intervento sulla macrostruttura, mentre molta parte del Consiglio comunale e larghissima parte della pubblica opinione ne reclamava l’analisi delle motivazioni e una numericamente decisiva  parte della maggioranza (e di molti anche “sottotraccia”) chiedeva a gran voce l’azzeramento della Giunta e una nuova stagione politico amministrativa.

Si prende  amaramente atto così dello status quo consolidato dietro le cortine fumogene delle verità, degli accordi interni travagliati (come ai bei tempi andati..) e “inconfessabili “, le problematiche del funzionamento della burocrazia dirigenziale comunale e di molti quadri intermedi non risolta e anzi pubblicamente lodata, e infine un intervento sulle deleghe che sembra un vero e proprio “modello“  in sedicesimo degno delle contorsioni da primissima Repubblica. Infatti, mentre si sconfessa platealmente (ipocritamente lodandolo) l’assessore alla P.U. Di Prima e perdipiù lo si “riduce” a funzioni meramente marginali di tipo esclusivamente “professionale”, si assegnano nuove funzioni(?) che se non fossero patetiche ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate di “Rapporti col Consiglio Comunale “ all’assessore Manciagli quasi che fossimo non dico alla Camera dei Comuni ma alla più modesta Camera dei Deputati nostrana , e si chiede al Consigliere Francesco Coco pur di “chiudere la faccenda “ e  incassare la “pax comunale”  di sopportare l’onere pesantissimo  di due assessorati- chiave  specie per la nostra città quali la Polizia Municipale e il Bilancio. Tutto ciò nell’evidentissimo scopo di prendere tempo per altri “accordi”  non ancora raggiunti e di fatto non assumendosi la propria responsabilità approfittando dello spirito di servizio civico di persone  perbene  più lealmente disinteressate e socialmente motivate. Lungi dall’essere un apprezzamento è una dichiarazione di debolezza e impotenza a “governare” le problematiche interne.

Credo che non ci sia bisogno di traduzione tanto è chiara e palese la fragilità e l’enorme incapacità in questa alchimia  da “apprendista stregone” disneyano  che dimostra come si è raggiunto un tenue “cessate il fuoco” con la speranza di un provvidenziale armistizio e che possa mantenere una “maggioranza“ a sostegno che invece resta appesa ad un filo. Come tanti cittadini, aspetto con amarezza unita ad una  forte disapprovazione la prossima velina chiarificatrice. Spero ancora nel sussulto di orgoglio civico di chi in Consiglio manifesta evidentissimo disagio e soprattutto nel rispetto della sostanza della democrazia.

(Rosario Patanè)