Nasce il governo Draghi, l’analisi di Rosario Patanè

Passata la prima brutta impressione (una nottata non troppo serena) stamattina ho letto con attenzione i nomi e soprattutto i curricula dei nuovi ministri e mi sono dato delle spiegazioni possibili sul perché e sulle finalità della struttura del nuovo governo.

Credo senza dubbio che nessuno di noi  “di sinistra” si aspettasse che Draghi aprisse di botto la camicia per far apparire il suo vero nome di Superman della Stella Rossa  (né mi pare di aver sentito mai cantare “l’Internazionale” o “l’inno dei lavoratori“ nei precedenti governi); che ognuno di noi sapeva già abbondantemente che sarebbe stato un governo “con” Berlusconi, Salvini, accettato obtorto collo pur di sventare il vero scopo della crisi renziana che era quella di causare, con la soffocante azione di stallo, lo scioglimento delle Camere per poi con le nuove, dimezzate, eleggere assai più facilmente in alleanza incestuosa con la Destra dilagante il nuovo Presidente della Repubblica e “sterilizzare “ definitivamente la composizione – miracolo di equilibrio di Garanzia – della Corte Costituzionale e i pesi e contrappesi del potere legislativo, esecutivo e  giudiziario, che essa ha sempre salvaguardati.

Insomma, tutti proprio tutti sapevamo che Draghi avrebbe dovuto, secondo il mandato di Mattarella, consolidare e salvare il piano europeo di soccorso, garantendo con la sua persona, e salvare il Paese dal disastro sanitario e conseguente disastro economico sociale, mortali. Ora, detto questo, cosa potevamo aspettarci nella composizione del Consiglio dei Ministri? Proverò a esporre il mio pensiero critico.

Draghi in realtà ha composto tre Esecutivi: Il primo è il “Gabinetto Europeo“, Il secondo è “Il Gabinetto Politico”; Il terzo, il “Gabinetto di Consolazione”. Il primo, contiene  tutti i dicasteri  delle riforme che ci impone come condizione “sine qua non” l’UE al fine di corrispondere il vitale aiuto economico ad una Nazione e un Popolo allo stremo. Qui Draghi si è fatto mallevadore della riscrittura e soprattutto di una nuova e “scientifica” articolazione operata da nomi di alto (alcuni altissimo) valore di competenza e aderenza allo spirito dei nuovi tempi che si vogliono “iniziare“ .

E’ d’obbligo citare:  Economia e Finanza;Giustizia; Istruzione; Ecologia e sviluppo sostenibile; Università e Ricerca; Rivoluzione digitale. I nomi ad essi associati sono tutti di indiscutibile alto valore. Senza dimenticare l’alto valore di un tal Garofoli  ottimo magistrato ed eccellente giurista come sottosegretario alla Presidenza, uomo-chiave di ogni governo.

Il secondo e il terzo discendono dal primo. Infatti: Il secondo, è il consapevole “giusto prezzo” (ma sarebbe meglio e più doverosamente elegante chiamare “riconoscimento“  da tributare alle forze politiche parlamentari che hanno accettato, onestamente in perfetto spirito costituzionale, il protocollo operato assoluta autonomia costituzionalmente tassativa del’Incaricato e del Quirinale. Ma, è bene sottolinearlo con forza, con ciò rafforzando e non indebolendo il”perimetro” del  sostegno al precedente governo  Conte  senza “contaminazioni“ possibili data l’amplissima natura del sostegno, che di fatto, con grande “esprit de finesse” neutralizza i tentativi di “appropriazione indebita“ e perdipiù  garantendo la rappresentanza con nomi di “seconda linea” ma di sicuro rilievo, e con il particolare assai importante del mantenimento della continuità virtuosa con la riconferma di Speranza al dicastero della Salute  e del riconoscimento coram populo di un unico legittimato interlocutore del Movimento 5Stelle  con la riconferma di Di Maio agli Esteri.

Il terzo, infine ,è quello che più ci fa soffrire come reduci di infinite battaglie politiche, ma riflettiamo, esso e propriamente  risarcitorio e consolatorio. Infatti prima la caratteristica  fondamentale dell’assenza di “portafoglio” che se da un canto consente la “visibilità” dall’altro ne svuota di fatto l’importanza sia per i compiti assegnati sia per il fatto che qualunque progetto essi vogliano attuare devono giocoforza passare da quel Ministero dell’Economia saldissimamente in mano a Draghi e al suo alter ego perché essi  non sono titolari di risorse finanziarie e di consolidate “strutture” ministeriali operative .

Con la sola (a mio parere molto intelligente eccezione, ancorchè nauseabonda al mio olfatto) di Brunetta. Ma, di certo, non potevamo certo pensare di uscirne con qualche nome di terz’ordine (e anzi in questi quello di Carfagna è indicativo  del riconoscimento e forse anche dell’incoraggiamento della sua recenti  eresie manifestate) ma questo era il tributo ineludibile che si sarebbe dovuto pagare a Berlusconi, senza il cui intervento, diciamoci tutta la verità, non si sarebbe scomposto e frantumato il fronte di destra e non si sarebbe relegato la Lega e Salvini  a comprimari al seguito.

Questo è quanto sono riuscito a capire. Non basta certamente. Solo il discorso programmatico del Presidente e la sua articolazione operativa potranno confermare quel che di buono, sulla carta molto buono, si può riconoscere.

Il mio eccellente Professore di Lettere   al Liceo Classico, Mario Cortellese, iniziando l’esame  critico delle Opere di un certo Machiavelli, cominciò la sua prima lezione – che ricordo come fosse oggi – ammonendoci che, sebbene di uso e riuso comune – mai il Nostro aveva scritto o teorizzato  che  “il fine giustifica i mezzi “. Bensì che il “successo” li giustifica. “…Faccia adunque un principe conto di vincere e mantenere lo Stato e i mezzi sempre fieno iudicati onorevoli e da ciascuno saranno laudati “ (“Il Principe,XVIII,6-7).

Concludo, pur con la immensa  stima  ad un Intelletto così elevato non ho mai né condiviso né praticato questa amarissima  affermazione che pur si  conferma attualissima dopo tanti secoli. Ma io non sono né “principe” né detengo le “sorti “ dello Stato. Sono e resto una Minoranza. Ma oggi è il tempo di esercitare quel difficile e aspro Spirito Critico che però ci salva nelle tempeste e nelle sciagure. A parte, naturalmente, il Vangelo.

Speriamo.

(Rosario Patanè)