Oggi vi portiamo alla Chiesa di Magazzeni a Sant’Alfio

  Frafotografa rubrica di Francesco Pennisi

L’Etna, questo enorme vulcano attivo, alto più di 3.000 metri, è uno dei simboli della Sicilia. Le sue frequenti eruzioni regalano spettacolari colate laviche, il sogno di ogni fotografo paesaggista (e non solo). Tuttavia non dobbiamo dimenticare che non sempre queste colate laviche sono state indolore. Per ben 2 volte la lava è scesa molto a valle, finendo per travolgere e distruggere i centri abitati. La prima volta, nel 1669, da una frattura apertasi nei pressi di Nicolosi, scese una lava molto fluida che in soli 4 mesi raggiunse addirittura il mare, seppellendo gli abitati di Malpasso, San Pietro Clarenza, Camporotondo, Mascalucia, S. Giovanni Galermo e Misterbianco, e danneggiando la città di Catania. La seconda invece è avvenuta nel 1928, quando la lava imbeccò il letto del fiume Magazzeni e si diresse velocemente verso il paese di S. Alfio, che sembrava essere destinato ad essere completamente raso al suolo.

Si ricorda che quel giorno, si aprì una bocca eruttiva la cui lava si incanalò nel torrente dei Magazzeni, che è poi quello che lambisce da nord-est il paese di Sant’Alfio. La lava che minacciava il paese mise la popolazione in allarme, la folla accorse nella Chiesa Madre invocando l’aiuto di Dio e dei Santi Patroni. Fu così che i più anziani rimasero nella Chiesa a pregare, mentre gli altri partirono in processione verso Magazzeni con le sacre Reliquie dei Santi. Fu un vero azzardo perché la colata lavica era davvero molto minacciosa e la processione rischiava di trasformarsi in una vera e propria ecatombe. Sembrava la cronaca di una strage annunciata: la terra tremava, il cielo era nuvoloso, piovigginava e si stava sollevando la nebbia. Insomma, un vero disastro! Coloro che accorrevano per cercare di accodarsi alla processione finivano per scappare via terrorizzati. “Scappate via, mettetevi in salvo”, gridavano. Quanti avevano visto il fuoco della lava esortavano la processione a tornare indietro dato l’incombente pericolo, ma il popolo rispondeva: <<..abbiamo con noi i tre Santi e non abbiamo paura >>. Il popolo inginocchiato gridava e supplicava Viva Sant’Alfio, la lava fece ancora qualche passo avanti e poi si fermò. Probabilmente qualcuno li prese per pazzi ma, come si dice, “la fede sposta le montagne”.

Il paese subì la distruzione di campi e case di campagna, ma evitò la scomparsa del paese. La gioia dei santalfiesi non fu comunque condivisa dagli abitanti di Mascali, perché una bocca eruttiva si aprì più in basso e distrusse quell’abitato, che fu poi ricostruito più a valle. Trent’anni dopo, nel 1958, fu stata eretta la Chiesetta Magazzeni, situata a circa 6 km dal centro abitato di Sant’Alfio, come sacro memoriale dello scampato pericolo del paese e delle campagne. Essa serve anche da base per diverse escursioni. Qui infatti si può posteggiare l’autovettura e prendere la stradella a fondo naturale che parte dal lato opposto alla chiesa in direzione nord – est.

Foto e testi di Francesco Pennisi