Oggi vi Portiamo tra la storia di Gagliano Castelferrato

FraFotografa Rubrica di Francesco Pennisi

Il centro fu fondato nel 1900 a.c. da Morgete Siculo (re dei Sicani) con il nome di Galaria e già abitato in epoca preistorica e citato da Diodoro Siculo fra le città che presero parte alle guerre attuate da Agatocle, tiranno di Siracusa per la conquista dei governi oligarchici della Sicilia.

Diverse furono le civiltà che passeranno tra le mura di Galaria tra le quali Greci, Romani, Bizantini, Barbari e Musulmani. La venuta degli Arabi in Sicilia vide la popolazione galarina coinvolta in una epica battaglia nell’anno 858 d.c. L’assedio durò circa due mesi. I musulmani guidati da Abbas strinsero d’assedio il Castello. Alla fine l’inevitabile caduta del Castello in mano straniera lo portò a una fase di declino fino alla venuta dei Normanni in Sicilia. Re Ruggero, difatti, conquistato il castello lo consegnò a coloro che avevano militato e combattuto sotto le sue insegne. Gagliano così assume il titolo di Baronia, Contea, Principato, Viscontea e perfino di Vicaria. Dalle buone condizioni del dominio dei Normanni la Sicilia passò agli Svevi, durante questo periodo Gagliano fu concesso a Riccardo Fulgone Dal Poggio, per gli importanti servigi resi a Federico II. Nel 1268 in Sicilia iniziò la dominazione Agioina fino alla ribellione del Vespro del 1282 che portò al trono di Sicilia Pietro D’Aragona.

Fu il barone Montaneiro Sosa, dal 1292 feudatario di Gagliano, nonché padrone dell’antico Castello. Montaneiro passò ulteriormente alla storia per il cosiddetto “Fatto di Gagliano”, in cui, con un gioco di astuzie, riuscì ad attirare in una trappola l’esercito francese che subì una pesante sconfitta, ed è più volte indicato nelle fonti narrative come familiare dei reali di Aragona, essendo in effetti un familiare fedelissimo di Re Federico III di Sicilia (o di Trinacria), celebrato da Dante Alighieri nella Divina Commedia come “l’onor di Cicilia e d’Aragona”. Nel febbraio del 1300 venne promesso, con un tranello, agli Angioini il castello di Gagliano. Trecento cavalieri abbandonarono Catania per andare a prendere possesso dell’importante castello dove invece trovarono l’esercito siciliano che li sconfisse infliggendo una durissima perdita alle truppe nemiche che tenevano Catania.

Vi fu un momento in cui si temette che l’isola sarebbe ricaduta sotto la dominazione angioina, se non fosse stato per quella memorabile battaglia di Gagliano, avvenuta nel febbraio del 1300, che avvilì e segnò la definitiva sconfitta dei francesi. Fu proprio da Gagliano che partì il segnale d’allarme per la ricacciata totale dalla Sicilia del nemico.

Subito dopo la tale battaglia, un’altra pagina di storia del luogo si apre con il soggiorno di Re Federico III.

Fu il castello di Gagliano, forte ed inespugnabile quanto ricco e sontuoso, la dimora accogliente, scelto ed adatto ad ospitare il re in persona con tutta la sua corte e il suo seguito.

Tra il 1300 e il 1356, i legittimi eredi sul trono di Gagliano furono: Pietro e Ludovico, per poi passare nelle mani della famiglia Tedeschi. Subito dopo fu nominata con titolo di Signora di Gagliano Eufemia d’Aragona sorella reggente del giovane Re Federico IV d’Aragona re di Sicilia e successivamente di Trinacria. Il Castello di Gagliano fu per loro dimora accogliente e sicura fino alla sua morte, quando nel 1359, fu Bernardo Spadafora ad occupare il castello.

A causa di una dominazione poco accetta, nel 1392 furono, prima Perio Sancio di Calataiudo e poi Roberto detto Miles, ad occupare il Castello con la forza. Questo ultimo tenne il Castello fino al 1419 epoca in cui fu attaccato e poi sconfitto da Almirante Sancio Ruiz de Liborio. Nel 1455 questo ultimo vendette il Castello e le terre di Gagliano a Ludovico de Periglios.

La dominazione dei Periglios fu abbastanza lunga e piena di avvenimenti. Fu poi don Almerico Centelles nel 1515 a sancire la fine dei Periglios. Dal 1629 al 1689 Gagliano fu dominata da Gregorio Castello. Lui stesso nel 1666 fu il primo a ricevere il titolo di “Principe di Gagliano”.

Il suo erede fu il primogenito Ferdinando Castello. La dinastia dei Castello finì nel 1743. La dominazione continuò prima con don Gabriele e poi con don Carlo Girolamo Lancillotto Castello. Nel 1750 la terra di Gagliano fu venduta ad Alvaro Villadicani, che la possedette fino al 1809. Da qui riprende la successione dei Lancillotto Castelli, con il primogenito don Vincenzo Castelli che fu investito il 30 marzo 1809.

Oggi il monumento che maggiormente caratterizza il panorama è la “rocca”, appunto il castello scavato nella roccia. Vito Amico lo descriveva così: “Antico paese sotto dirupata e scoscesa rupe, sovrapposto a declive altura, rivolta a Scirocco, da ogni dove ricinto da colline; le viscere poi della rupe da ferro incavate presentansi in forma di fortezza che sebbene attualmente sia involta in ruine conserva non oscure vestigia di antica magnificenza, e decentissime abitazioni appresta pel Barone con oratorio, da poco tempo formate. Derivasi come appare dai ruderi, aver compreso un tempo la medesima rocca cinque torri, dodici fosse e cisterne, diciassette spelonche da congresso, trenta aule e più, nella maggior parte nel vivo sasso incavate.”

Francesco Pennisi