Parola al “mago” Rizzo: «Siamo forti e lo stiamo dimostrando, sognare non costa nulla. Acireale? Tifoseria straordinaria…»

Cappello a cilindro e bacchetta magica sul piede sinistro. Ragazzo timido fuori, un fenomeno in campo capace di trasformare i sogni in realtà. L’annuncio in estate del direttore sportivo Chiavaro aveva destato curiosità nei tifosi, poi la visione assidua di video su youtube e gli occhi che iniziavano già a brillare. «Ah ma è quello del gol da centrocampo col Siracusa!!», si proprio lui: uno che oltre alle qualità tecniche in campo ci mette la personalità tipica del Sud America. Così, all’esordio in Italia, subentra dalla panchina e da centrocampo fa secco il portiere. Non male insomma, si sono visti inizi peggiori…

È un’intervista che inizia come tale, poi si trasforma in una chiacchierata, tra chi racconta la propria vita e chi ascolta. Scopro un ragazzo solare, costantemente sorridente e capace di trasmettere positività e bontà già dallo sguardo. «Si ma io no parlo benissimo italiano…» mi dice ridendo, poi si scioglie e si racconta: mezz’ora abbondante di chiacchierata con un italiano migliore del mio. Sarà che il linguaggio del calcio è universale e con due piedi magici così è davvero difficile non farsi capire. Ho avuto dunque il piacere di intervistare Nicolas Rizzo, “Houdini”. Di seguito le parole del fuoriclasse argentino.

-Nicolas, primi mesi qui ad Acireale. Come ti trovi?

Benissimo, fin dal proprio giorno in cui sono arrivato ho trovato gente molto calorosa. Prima di tutto quello che accade in campo, il calore della gente mi ha colpito parecchio. Poi mi ha colpito molto anche la città: bellissima. Prima di arrivare ho dato un’occhiata su internet e già li mi aveva impressionato, poi dal vivo ha rispettato le aspettative.

-Prima Siracusa, adesso Acireale. Diciamo che come città caschi sempre bene…

Si (ride), bellissime entrambe, ma soprattutto vicine al mare come la mia città in Argentina.

-Come è nata l’idea di venire qui?

In estate il mister ed il direttore mi hanno contattato, grazie a loro ero arrivato a Siracusa e adesso volevano portarmi con loro ad Acireale. Abbiamo parlato molto, mi hanno illustrato un progetto importante e tutto quello che avevano intenzione di fare. Poi mi sono informato con alcuni amici sulla piazza e su tutto ciò che riguardava Acireale e le recensioni sono state tutte di alto livello. Alla fine eccomi qui.

-Eppure, prima di arrivare, ad un certo punto c’è stato un rallentamento nella trattativa…

Si, c’era stata la possibilità di andare in una società di serie B spagnola, ma era molto difficile. Normale sognare, sarebbe stata una grande opportunità. Mi avevano contattato anche tante società di serie D, ma io avevo già dato la parola al direttore e al mister che se fossi sceso di categoria sarebbe stato solo per Acireale.

-Invece l’arrivo in Italia?

Sono arrivato tramite Facundo Ott Vale, con cui ho giocato nelle giovanili del Boca Juniors. Mi aveva già contattato per andare al Troina, ma io giocavo in serie A argentina, poi sono rimasto senza contratto pofessionistico e mi ha contattato per andare a Siracusa. I dirigenti hanno visto i video e mi hanno fatto venire.

-A Siracusa sei partito col botto: esordio con doppietta, un gol da centrocampo, uno su punizione. Poi cos’è successo?

Diciamo che la stagione è stata particolare, perchè inizialmente sembrava tutto andasse bene. Abbiamo conquistato buoni risultati, la gente era vicina alla squadra, poi tutto è rallentato. Io ho iniziato benissimo, doppietta alla Reggina, gol al Catania, poi alla fine non giocavo nemmeno. Però soprattutto la prima parte di stagione mi è servita per capire che potevo giocare in serie C.

-Sei in Italia da poco più di un anno, che differenze hai notato rispetto all’Argentina?

Sicuramente un calcio diverso. Ho notato subito una mentalità diversa rispetto a quella a cui ero abituato: lì si predilige un calcio basato più sulla tecnica e sulle giocate individuali, le partite sono un po un casino. Qui è tutto più organizzato e paradossalmente puoi anche avere un’ottima tecnica, ma se non sei preparato tatticamente vai in difficoltà. A livello umano per me è un’esperienza che mi permette di crescere, anche se ero già abituato ad allontanarmi dalla mia famiglia. Già a 12 anni ero andato via per inseguire il sogno del calcio. Adesso, calcisticamente, sono fuori per la prima volta e sto imparando tanto: sto conoscendo una nuova cultura, anche se molto simile alla nostra, e sto imparando anche una nuova lingua.

-In Argentina hai calcato in campi della Superliga e della serie B. C’è così tanta differenza rispetto ad una C o una D italiana?

Diciamo che la serie A o la B argentine non sono paragonabili a quelle europee, ma è comunque molto difficile giocarci. Si, il livello è alto basti pensare a quanti giovani argentini arrivano poi nei massimi campionati europei. Certo, come dicevo prima, la differenza di mentalità è abissale: lì si gioca e basta, qui magari fai un gol e cerchi di chiudere quanti più spazi possibili. E’ un gioco più pensato, organizzato sul possesso palla e con idee tattiche superiori.

-La tua carriera come si è sviluppata nel tuo paese?

Ho iniziato nelle giovanili del Boca, poi Independiente, quindi All Boys e poi di nuovo Boca. Dopo questa esperienza ho lasciato il calcio per quasi un anno e sono andato a lavorare con mio padre e nel frattempo giocavo con una squadra amatoriale della mia città. Una volta abbiamo fatto un’amichevole contro il Nueva Chicago, ho fatto un bel gol (ride) e mi hanno chiesto se volevo allenarmi con loro a Buenos Aires. Ho fatto tre allenamenti e poi mi hanno fatto subito firmare. Quindi sono tornato a giocare e neanch’io so come: dal nulla alla B argentina. Poi siamo saliti in A, anche se siamo retrocessi l’anno successivo.

-Statisticamente non sei mai stato un bomber, adesso già 8 gol in due mesi. E’ proprio il livello del campionato a favorirti o magari la collocazione in campo?

Diciamo che quando sono arrivato nel Nueva Chicago, arrivavo come attaccante. Poi siamo retrocessi e l’anno successivo ho giocato sempre a centrocampo, interno a 3 o esterno a 4, ma sempre molto arretrato. Anche nelle giovanili del Nueva Chicago giocavo nella posizione di adesso e ho fatto 6\7 gol in poco tempo.

-Dopo tutte queste esperienze e dopo aver assaporato il calcio argentino ad alti livelli ed il professionismo qui in Italia, possiamo dire che Acireale è il perfetto trampolino di lancio per blasone e ambiente?

Ovvio che ogni calciatore punta ad arrivare in alto ed il bello del calcio è proprio che una giocata può cambiarti la vita. Acireale è una piazza importante, con una tifoseria straordinaria. Posso dire che l’ambiente è stato il fattore principale che mi ha fatto dire ok, scendo di categoria ma vado in un contesto che mi ricordi l’Argentina. Direi che non potevo trovare di meglio.

-Del mister che mi dici?

Fin dal primo momento si è instaurato un rapporto bellissimo, c’è stata una chimica particolare. Vediamo il calcio alla stessa maniera ed è uno da cui si impara tanto, ma anche come persona è eccezionale. Lui da calciatore ha giocato a livelli importanti, ma non è detto che chi ha gioato a grandi livelli da allenatore sappia poi trasmettere il proprio pensiero. Il mister non uno di quelli che quando parla lo fa facendoti pesare che sa più di te, anzi tutt’altro. E’ uno che vuole che tutti imparino e lo fa con grande passione, magari un movimento te lo fa vedere lui stesso proprio per far si che ti rimanga impresso.

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-Ti aspettavi un inizio di stagione così devastante?

Lo speravo, poi per fortuna si sta anche realizzando. Diciamo che per me è un’esperienza nuova sotto tanti punti di vista. La squadra è giovanissima e mi trovo nella condizione di essere uno dei più grandi e questa è una sensazione diversa rispetto al passato, quando ero abituato ad essere uno dei più giovani. Questo ti responsabilizza molto. Poi adesso sto anche assaporando il gol che nelle ultime esperienze mi era un po mancato e spero di continuare così.

-A Messina 1-1 in 9 uomini. E’ forse la gara che più di tutte vi ha fatto capire quanto siete forti?

Non dimentichiamo anche le assenze pesanti dei ragazzi infortunati, sostituiti alla grande da chi è sceso in campo al loro posto. Partite come quelle di domenica sono partite che ti fanno capire che sei veramente forte perchè veniamo da un periodo un po sfortunato in quanto ad assenze, ma nonostante questo siamo rimasti in piedi fino alla fine. Ci siamo stretti tutti, senza mollare mai un attimo e rimanendo compatti. Le grandi squadre devono anche saper soffrire, diciamo che abbiamo dimostrato perfettamente di esserne capaci.

-Resta comunque una squadra importante che può far sognare…

Si, sappiamo di essere forti e sognare non costa nulla. Bisogna pensare partita dopo partita e tornare prima possibile ad una condizione di stabilità recuperando tutti. Si è visto ad inizio stagione che siamo una squadra che lotta su ogni fronte del campo per conquistare la vittoria e speriamo di ritornare alla vittoria già domenica davanti al nostro pubblico.

Foto: F.Barbagallo

(Giorgio Cavallaro)