Pennisi, le ferite del terremoto e il silenzio dei residenti

ACIREALE – Siamo ritornati a Pennisi, la frazione acese che nella notte del 26 dicembre 2018 è stata colpita duramente dalla scossa sismica. La strada di accesso alla piazzetta è aperta al transito, la Chiesa chiusa e transennata, è sabato mattina con il cartello “chiuso” del benzinaio. Il chiosco è aperto così come la botteghe che sono adiacenti la piazza. Il resto è silenzio, un silenzio che abbiamo provato a spezzare nel tentativo, vano, di parlare con qualche residente a videocamera accesa.

Giriamo per Pennisi, accanto alla Chiesa odore di limoni e di fumo di sterpaglie, qualche automobile transita, alcuni avventori leggono il giornale al chiosco, qualcun altro compra della frutta. Il cielo è grigio ed il silenzio pesante, aspro, greve.

Ci dirigiamo al chiosco e chiediamo agli avventori se qualcuno desidera raccontare la vita a Pennisi a cinque mesi dal sisma. Un signore dovrebbe avere presto la casa demolita, un altro ci dice che “a Zafferanza sono avanti, lì hanno più epserienza in terremoti”. Chiediamo se desiderano raccontare le loro emozioni davanti la nostra videocamera ma non vogliono dire nulla a microfono aperto, qualcuno borbotta “lo vada a chiedere al sindaco”. Rispondiamo che abbiamo parlato più volte con il sindaco attraverso numerose interviste e che, invece, adesso siamo interessati a raccogliere gli umori di chi Pennisi la vive o prova a viverla anche dopo l’onda di devastazione di S. Stefano.

“Non sappiamo niente, stiamo aspettando”. Poi un altro aggiunge “Lei deve venire quando c’è la messa….” sorride amaro e continua “ma la chiesa è chiusa”. Ci intratteniamo ancora qualche minuto cercando di capire le sensazioni anche senza l’aiuto delle parole. Ed è tutto evidente, tutto esplicito: la frazione di Pennisi è spopolata, un intero “paese” rimasto solo, inerte davanti alle ferite aperte dal sisma, una frazione dove è difficile raccogliere parole ma estramente facile vivere la sensazione diffusa di abbandono.

“Non crediamo a niente, avete visto ad Amatrice, L’Aquila e nelle altre città terremotate che ancora aspettano. Siamo sfiduciati”. La speranza ovviamente è quella che Pennisi, così come tutte le frazioni colpite dal sisma, non debbano vivere le attese perenni che abbiamo visto in Italia in fatto di ricostruzione post sisma. Sicuramente la fiducia non è la dimensione emotiva che regna su Pennisi. C’è più silenzio, più sconforto che ottimismo.

Siamo ritornati a Pennisi e lo faremo ancora, siamo ritornati nei luoghi del terremoto perchè la nostra terra, la notra città non è stata colpita da un “terremotino”, perchè quando finiscono le passerelle non significa che è finita l’emergenza. Perchè Pennisi, Fiandaca e tutte le altre frazioni e paesi devastati dal sisma del 26 dic. 2018 devono continuare a vivere, devono essere ricostruite presto e non devono essere dimenticate.

(mAd)