Piccola stora di Jaci . L’epidemia di “Spagnola”

Donne di Brisbane, Australia, durante l'epidemia di Spagnola del 1918

L’influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola arriva in Europa con le truppe americane, è una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918  e il 1920 uccide decine di milioni di persone e arriva ad infettarne circa 500 milioni in tutto il mondo. In Italia si contano circa 400.000 morti (altre fonti indicano 600.000)

All’influenza fu dato il nome di “spagnola” poiché la sua esistenza fu riportata soltanto dai giornali spagnoli, in quanto la Spagna non è coinvolta nella prima guerra mondiale e la sua stampa non è soggetta alla censura di guerra; negli altri paesi, il violento diffondersi dell’influenza fu tenuto nascosto dai mezzi d’informazione, che tendevano a parlarne come di un’epidemia circoscritta alla Spagna (in cui venne colpito anche il re Alfonso XII).

La stampa nazionale ha ricevuto delle direttive in cui si deve minimizzare e sdrammatizzare sulla situazione, sono in corso le offensive finali sul fronte del Piave e del Grappa.

Il quotidiano palermitano L’Ora, nella parte riguardante la cronaca di Catania, scrive: “Le notizie di oggi sono però migliori. Le autorità continuano nelle misure sanitarie ed igieniche atte a fronteggiare il morbo, e a provvedere perchè gli ammalati non siano privati degli alimenti necessari” in effetti il 30 settembre 1918 giorno della pubblicazione di quest’articolo a Catania si registrano 85 decessi (La Spagnola in Italia di Eugenia Tognotti)

L’epidemia colpisce pure il territorio di Acireale, diversi storici tramandano il tragico evento:

“Novecento in Sicilia e ad Acireale” – Cristoforo Cosentini”:

Nel mese di settembre 1918, l’epidemia “spagnola”, che causò la morte di tante persone anche ad Acireale. (A Palermo, la mortalità media giornaliera era di 20 – 30 persone; il 25 settembre si ebbero 177 morti. Numerosi morti a Catania. A Napoli, il 07 ottobre morirono 256 persone).

Aciplatani tra storia e leggenda – Gaetano Vasta:

Da noi (Aciplatani) i morti furono, 99 nel 1918 e 105 nel 1919 e i becchini avevano di che lavorare, ammonticchiando in certi giorni i cadaveri come cataste di legna. Mancarono i medicinali e coloro che riuscirono a farla franca si curarono secondo i canoni della medicina empirica: con meticolosa pulizia e bevendo abbondanti spremute di agrumi e generose sorsate di vino che allora era veramente di uva.

Acireale: Guida storico – monumentale di Salvatore Rizzo:

L’anno 1918 viene ricordato per una terribile malattia epidemica: La “Spagnola”. L’epidemia causò molti morti specialmente nei mesi di settembre e ottobre: circa 1000, per la maggior parte bambini.

Fine ottocento in Acireale – Raffaele Di Maria:

...Lasciai Acireale perchè chiamato alle armi. Mentre ero alla scuola Militare di Modena per il corso allievi ufficiali, i miei mi scrisserro che anche ad Acireale era sopravvenuta l’epidemia di febbre spagnola, mietendo diverse vittime; tra esse, in seguito, una mia cugina ; Maria Bucolo, figlia del noto attore dilettante Domenico*

*Maria, deceduta il 26 settembre 1918, figlia di Domenico Bucolo che era un piccolo commerciante del Corso Savoia e a tempo perso attore dilettante.

Lo stesso Di Maria, in un altro suo libro, accenna alla febbre spagnola nell’Accademia Militare di Modena.

Acqua passata non macina più – Raffaele Di Maria:

Nel periodo modenese vi fu un’epidemia (per fortuna di breve durata) di febbre spagnola che mise a letto i tre quarti degli allievi, ma senza casi mortali. Io non solo rimasi immune, ma ci guadagnai una certa larghezza nei permessi serali, che mi consentirono di assistere a quattro recite della Bohème al teatro Storchi, opera che a me piaceva assai.

Una testimonianza significativa sull’epidemia in città si puo leggere nel diario di Grazia Greco Calì che dal settembre all’ ottobre 1918 scrive sullo svolgimento dell’influenza , dei decessi e delle contromisure prese dalla famiglia per scampare al contagio. Naturalmente la sig.na Grazia riporta le informazioni di cui è ha conoscenza, ricordiamo che in quel periodo c’è lo stato di censura militare.

Di seguito trascriviamo alcuni giorni:

16 settembre 1918, lunedì.

… In questi giorni è uscita fuori una nuova malattia detta febbre spagnola. Si è sviluppata in tutta Italia ed è una cosa che comincia a impensierire. Ve ne sono casi che si rivolgono in bene, ma sono avvenuti parecchi decessi. E’ contagiosissima e tende ad attacare allo stomaco, ai reni e ai polmoni. Anche qua sta cominciando sul serio

Grazia nel diario annota i primi decessi, la sua famiglia si organizza per andare a San Leonardello ma anche in quella zona c’e un focolaio pertanto decidono di rimanere in Acireale. Questo periodo è dedicato pure alla vendemmia, non si riesce a trovare manodopera per la vigna, sono tutti malati!

23 settembre 1918 Martedì.

Intanto il male avanza; ve ne sono una quantità di casi e parecchi gravi. Non ci sembra vero che noi stiamo bene. Intanto questi poveri ammalati non hanno cosa pigliare: latte e uova non se ne trovano. Si è proprio avviliti; non si trova niente; la carne solo dal sabato al lunedì, gli altri giorni niente.

24 settembre, martedì.

Stasera alloggio dai Santamargherita. La figlia di Abate, che abita nel nostro quartino, ha la febbre alta e perciò la zia non ha voluto che noi restassimo lì, quante cose succedono! l’epidemia continua, dicono che è così per tutto il mondo. A Catania è fortissima.

15 ottobre 1918 martedì.

… Non se ne puo più! Un telegramma della zia Peppina Costarelli (nata Greco, zia di Grazia) diceva: “Fatale travolgente morte Teresina (la figlia) avvenuta stasera ore 17.00”. Siamo rimaste proprio instupidite, non avevamo la forza di alzarci… Ricevemmo una lettera di Carmelina, si trova ancora a Torino la spagnola fa strage. Sono morte 4 suore.

la sig.na Greco nei suoi appunti nomina diversi medici: il dott. Oreste Scionti, il dott. Raffaele Grassi Bertazzi e il clinico catanese prof. Maurizio Ascoli.

Gli appunti sulla spagnola si interrompono il 28 ottobre, da questo giorno in poi la Sig.na Greco annota gli sviluppi dell’avanzata italiana in Veneto che da lì a qualche giorno porta al crollo dell’esercito Austro Ungarico, non fara più cenno all’epidemia, il tutto lascia pensare che l’epidemia fu breve in Acireale.

Dal Diario di mia madre dell’avv. Felice Saporita.

foto dal web.