Piccola storia di Jaci – I disordini del “carovita” luglio 1919

Con la fine della grande guerra la politica e le forze economiche della Nazione non riuscirono a dare risposte immediate e concrete per il reimpiego dell’enorme massa di reduci, che diventarono di fatto una massa di disoccupati. Stentava la riconversione industriale che doveva prevedere l’impiego, per i dovuti investimenti, degli enormi profitti che i vari “capitani” avevano accumulato durante la guerra.

In Italia iniziava il cosiddetto “Biennio Rosso” che darà vita ad una serie di scioperi contro il “carovita” e occupazioni di fabbriche. Le città sono in balia dei manifestanti , si verificarono tanti casi di saccheggio ai danni di attività commerciali.

Anche in Acireale ci furono dei disordini. I notabili e proprietari, intuendo il pericolo, lasciavano la città con le rispettive famiglie e si trasferivano nelle rispettive dimore di campagna o di mare. In difesa dei loro averi rimangono in città le poche forze dell’ordine e un “Corpo volontario della Guardia Cittadina” organizzato, previa autorizzazione, dai soci del “Circolo della Trinacria” al comando del marchese Lorenzo Vigo Pennisi. I disordini avranno inizio il 06 luglio del 1919 con l’assalto e il saccheggio dei forni e botteghe di generi alimentari,

Una testimonianza di questi avvenimenti ci proviene dal diario della Signora Grazia Greco Calì, vicina all’on. Giuseppe Pennisi, che ha vissuto la vicenda dalla parte opposta ai manifestanti:

07 luglio 1919 – … I disordini che in questi giorni vi sono stati in tutta Italia si sono allargati fino a qua. A Catania vi è stata una giornata molto tumultuosa. Il popolo si è dato a saccheggiare tutti i principali negozi. La scusa è il caro-viveri, ma il vero è che siamo in piena rivoluzione. Nelle strade di Catania vi sono le mitragliatrici e la cavalleria. Però l’ordine e di lasciar fare. Qua stasera in tutti i negozi vi è la scritta “Ribasso il 50%”. Siamo stati fino a tardi dai SantaMargherita. Venne Peppino (si riferiva all’On Giuseppe Pennisi) da Roma e stasera ha avuto una lunga riunione al Municipio. Vi sono per le strade delle pattuglie per non fare venire ad Aci i catanesi, perchè se non vengono da Catania, a suscitare disordini, si è sicuri che quà non succedera niente.

Anche a Catania la situazione era drammatica. l’On De Felice avanzava in consiglio comunale la proposta di una commissione composta da tutte le forze politiche, cattoliche ed ex combattenti per istituire una commissione di controllo dei prezzi. Nelle strade i dimostranti saccheggiano la pescheria e il quartiere del Carmine, nelle strade le carrozze e i tram venivano presi d’assalto, venivano impiegati reparti dell’esercito e di Pubblica Sicurezza per fronteggiare le agitazioni. In Acireale il vescovo Arista interveniva con una lettera pastorale esortando i fedeli alla prudenza e alla concordia.

Sempre dal diario di Grazia Greco Calì

8 luglio 1918 – Che giornata terribile oggi, siamo in piena rivoluzione! Stamattina grande folla in città Hanno fatto chiudere i negozi e si presero le chiavi. Pareva però una cosa calma e che non faceva alcun male. Però più tardi si intese dire che un numero di persone della malavita erano andati nella casa del Barone di Santa Lucia (il palazzo tra via Loreto e via Prov. x S.M. Ammalti) e lo avevano spogliato di tutto, devastando anche la casa. Poi andarono nella proprietà di Ernesto Cannavò (dimora che si trovava in via Loreto nei pressi dell’incrocio dello svincolo) entrarono nella dispensa e gettarono tutto il vino. Poi da Maria Nicolosi all’Indirizzo, entrarono nella casa e distrussero tutto quello che si trovava, anche la ringhiera di ferro e le poltrone di fuori, devastarono completamente la vigna e mandarono in pezzi le statue della villa. Andarono anche al Cervo (altro villino della fam. Nicolosi) dove vi erano Carlo (Carlo Pennisi Lella) e Pina (Giuseppina Nicolosi). A questa dissero che non salivano nella casa per rispetto al lei e alla sua famiglia, ma che dovevano permettere di entrare nella cantina. Là entrarono e versarono per terra tutto l’olio e il poco vino che lì si trovava, ruppero tutto e guastarono pure le botti; un vero vandalismo! Intanto non si poteva mandare la forza pubblica perchè non ve ne era. Arrivò solo verso mezzogiorno da Catania e così si riuscirono a disperderli. Si costituì in città la guardia nazionale, e stanotte girerà per le strade della città. Stasera però vi è calma; speriamo che tutto finisca.

Il calmiere dei prezzi non produceva risultati positivi anzi aumentava la penuria di generi alimentari. Il 20 luglio era previsto lo sciopero generale, il 13 luglio l’avv. Vincenzo Carbonaro rassegna le dimissioni da presidente della Confederazione del lavoro è stigmatizzando in una lettera le devastazioni compiute in quei giorni, opera di criminali infiltrati nelle fila dei dimostranti. Anche in Acireale veniva istituita una commissione per il controllo prezzi presieduta dal rag. Mariano Patanè presidente della Società Commercianti e Artisti, il rag. Patanè esortava quanti, grazie alla guerra, avevano percepito grossi guadagni a fare delle donazioni in favore di chi si trovava in stato di difficoltà economica.

Grazia Greco Calì annotava:

19 luglio 1919 …Stasera tutti gli animi sono in sospeso; alla mezzanotte comincerà lo sciopero generale e non si sa che succederà. Stasera grande movimento di automobili della guardia civica e di soldati. Andiamo a letto un po’ spaventate.

Lo sciopero generale era a livello nazionale per la durata di 48 ore, dalle 24 di sabato 19 alle 24 di lunedì 21, per protestare contro il trattato di pace di Versailles e in favore delle nuove Repubbliche socialiste di Russia e di Ungheria; nelle intenzioni lo sciopero doveva sostenere il proletariato delle due nazioni e deve essere esteso a livello europeo anche in Francia e in Gran Bretagna, dando origine per la prima volta e una “manifestazione internazionale”. Lo sciopero generale internazionale del 20 e 21 luglio non ha l’esito sperato per la mancata adesione delle forze popolari di Francia e Gran Bretagna.

La vicenda dei legionari fiumani , le elezioni del 1919 e 1920 vedono la vittoria del partito socialista, vittoria che non gli consentiva di andare al governo per la creazione del blocco dei partiti con l’appoggio del Partito Popolare e in tante occasione del nuovo movimento fascista che ben presto con la marcia su Roma otteneva il controllo della Nazione.

Foto di repertorio: Tram posteggiato alla stazione con saldati.

Fonti bibliografiche

Storia di Aci – avv. Gaetano Gravagno

Il fascio e la Croce – dott.sa Pagano

il diario di Grazia Greco Calì a cura dell’avv. Felice Saporita

(S.P.)