Piccola storia di Jaci – I riti natalizi “laici” degli acesi.

Le feste natalizie sono un occasione di incontro tra parenti. I luogo preposto di solito è “a casa da nanna” e in mancanza si và “ne zii” o come ultima risorsa “n’do cumpari o n’da cummari” (oggi si chiamano consuoceri). I conviviali hanno inizio la sera della vigilia e hanno termine la sera di Santo Stefano , un non stop di mangiate e di raduni attorno alla tavola per i giochi di gruppo come: “a Tombola”, “u settemenzu” , “e mazzetti” o “u piattu”. Ci sono pure i tavoli riservati agli adulti ( tipo tavoli della bisca) dove si svolge la briscola in cinque, durante la partita deve regnare il massimo silenzio. Altri giochi sono “u stopu” o “tri setti” o “a zicchinetta”. Tutta questa serie di giochi era soggetta al contributo di piccole somme di denaro, infatti tutti i partecipanti nei giorni precedenti fanno scorta di “soddi minutti”, scambiando i “soldi sani” o “scassannu i caruseddi”,messi in tante piccole bisacce. Durante gli intervalli, che servono a sgranchire un po’ le gambe, l’immancabile fetta di panettone o pandoro.

Un tempo c’erano anche altri giochi come “a fusetta” o “u zufalè“: La fusetta era una sorta di mini golf casalingo dove i giocatori, con sapienti schiocchi di dita, dovevano imbucare le nocciole in appositi spazi solitamente si utilizzavano gli spazi tra una mattonella e un’altra nel pavimento. “U zufalè” era un gioco che consisteva nell’indovinare quante nocciole aveva in mano l’avversario.

Un tempo il gioco delle carte era praticato nei circoli aristocratici e nelle putie di vendita di vino sfuso, ancora in qualche posto questa usanza resiste. Durante il periodo delle feste nei circoli riservati girano notevoli somme di denaro, “per sentito dire” si apprendevano notizie di personaggi che dilapidavano interi patrimoni ai tavoli da gioco.

Foto dal web

(Seby Pittera)