Piccola storia di Jaci – “I viaggi di Santo Vito”.

La religiosità degli antichi acitani si è mischiata con diverse pratiche e riti propiziatori, divinatori o di guarigione, oggi sono definiti superstizioni ma all’epoca erano pratiche usuali come ad esempio la “razione” , i “scumunicati”, “l’ucchiatura”, i “viaggi di Santu Vitu” o il “Patri nostru di San Giuliano”. Per l’esecuzione di alcuni di questi riti si ci affidava “alla cummari” o alla “sonnanbula” o a qualche “mavara” che erano a conoscenza delle varie formule che custodivano gelosamente. Durante la guerra ad esempio era rinomata la “sonnambula da Stidda” dove accorrevano le madri dei nostri militari per tentare di conoscere la loro sorte. Naturalmente le autorità ecclesiastiche diocesane hanno sempre combattuto e cercato di estirpare queste usanze.

Il prof. Pagano in un saggio pubblicato nel volume del Centro studi “Augusto Ajon” dedicava un capitolo a queste tradizioni acesi e in particolare ai “Viaggi o Turni di Santo Vito”:

Quando si è incerti sul come possa andare a finire una cosa che sta tanto a cuore e il timore di non riuscire a portarla a buon fine invade l’animo, si ricorre al “Viaggio di Santo Vito”. Una donna (o un gruppo di donne col capo velato) esce di casa all’imbrunire e recita una particolare preghiera a San Vito protettore dei cani. Nella Chiesa di San Giuseppe si conserva un bel quadro di Alessandro Vasta. Durante il percorso l’interessata deve stare molto attenta per captare i rumori, anche quelli impercettibili, i bisbigli e i discorsi che i passanti fanno tra di loro. Intervallata dal Padre nostro e dal Gloria Patri, la preghiera viene recitata mentalmente.

Santu Vitu di Mintiruali, la vostra divota vi veni a priari comu parenti, cuscina carnali, li vostri cani m’aviti a pristari n’do cori di n.n. cci l’aviti ad assajari, dui n’do cori pi mia mi ni mori, dui n’da li vrazza mi mi stringi e mi mi m’abbrazza, dui n’da li pedi mi spidica e mi si ni veni.

Parole, rumori e bisbigli sono interpretati, vagliati attentamente e messi a raffronto con il caso da risolvere. Se non si avverte nulla, non bisogna desistere ma insistere con maggiore concentrazione, fino ad ottenere il sospirato responso.

Uno dei processi verbali di Federico De Roberto è dedicato ai “Turni di Santo Vito”.

(Seby Pittera)