Piccola storia di Jaci – “Il pranzo di beneficenza”, 1971

Si avvicina la Santa Pasqua e in questo periodo prendono vita tante iniziative benefiche a favore dei soggetti più svantaggiati. Nulla di male.

Il giornalista pubblicista Augusto Ajon in un suo articolo pubblicato nel quindicinale “La Voce dell’Jonio” stigmatizzava le usanze acesi di allestire pranzi in occasione della Pasqua o del Natale e prendeva spunto dal mancato pranzo pasquale del 1971 per ribadire che uno degli scopi della politica e dalle leggi è togliere il cittadino dallo stato di necessità. Un obiettivo ancora oggi non raggiunto per i motivi che conosciamo. Fortunatamente grazie a talune strutture i cittadini bisognosi, oggi, non devono aspettare Natale o Pasqua per un pasto caldo ma, oggi come allora, è sempre il Governo che non riesce a dare risposte rapide ed efficaci per alleviare lo stato di necessita materiali di molti cittadini.

“Quest’anno a Pasqua le Dame di carità di Acireale non hanno organizzato il pranzo di beneficenza per i bambini poveri. Per quanto ci risulta, l’innovazione è stata autorevolmente suggerita, e il suggerimento è stato prontamente recepito. Congratulazioni. Finalmente vengono smantellati anche ad Acireale taluni istituti di un cristianesimo accomodante, tanto più difficili da estirpare dal Sud quando più il Sud è povero e politicamente arretrato. Non siamo invero nell’America opulenta, dove l’assistenza pubblica (che è attività ben diversa dalla beneficenza) è ampliamente devoluta ai privati, dove i capitani d’industria fanno a gara er finanziare scuole, ospedali, istituti di ricerca, onde appuntarsi legittimamente il blasone degli uomini arrivati. Al Sud d’Italia, molto più che altrove, iniziative spicciole come un pranzo di beneficenza sono essenzialmente sacche di miseria e d’una fossilizzata mentalità ottocentesca, nonchè dell’inefficienza dell’ente pubblico. Si tenga presente che oggi, in uno Stato cosi socializzato quale la repubblica italiana, l’assistenza pubblica non è affidata al buon cuore dei privati, e proprio in materia di assistenza all’infanzia è fatta esplicita statuizione nell’articolo 32 della Costituzione. Guardando controluce queste iniziative, balza allora in tutta evidenza il ritardo della nostra realtà spirituale e politica. E la lentezza del nostro lavoro politico potrebbe essere comprovata dai bambini, che al limite, hanno la certezza di mangiare solo a Pasqua e a Natale. Non si può dare all’uomo in nome della carità – è l’insegnamento di Pio XI – quanto gli compete per giustizia. Giustizia vuole nello Stato democratico moderno, che l’uomo- cittadino sia affrancato dal bisogno. A questo compito deve provvedere lo Stato. E dunque il nostro campo di azione non è fuori dello Stato, ma è da esso costituito. Dilatandosi perciò enormemente l’ambito del nostro interesse, è inoltre dimostrato quanta carità – la carità che postula la giustizia – sia ancora necessaria; di carità, di solidarietà umana, ci sarà crescente bisogno. Vediamo dunque in questa abolizione un civile valore emblematico che non significa certo sganciamento o diminuzione di morali responsabilità, tutt’altro. Le sacche di miseria permangono anche ad Acireale, ma occorre affrontarle con mezzi nuovi e con animo libero dai vecchi atteggiamenti”.

Augusto Ajon – La Voce dell’Jonio del 25/04/1971

(Seby Pittera)