Piccola storia di Jaci – Il sacrificio del Carabiniere Giuseppe Ricca.

Ricostruzione dell’eccidio di 14 carabinieri avvenuto il 13 settembre 1943. Dopo aver tentato la difesa del Palazzo dei telefoni di Napoli, si barricarono nella caserma Napoli-Porto dove opposero una drammatica resistenza fino alla resa, avendo terminato le munizioni. Catturati, furono costretti a camminare da Napoli fino alla alla località “Madama Vicenza” nel comune di Taverola nei pressi di Aversa, dove l’indomani i 14 con due civili furono passati per le armi.

Tra i militari uccisi c’era il carabiniere Giuseppe Ricca paternità Salvatore e Cristaldi Giuseppa, nato in Acireale il 13 marzo 1920 effettivo alla Legione Carabinieri Napoli. Alla sua memoria è intitolata, dal 10 maggio 2006, la Caserma sede della Stazione Carabinieri di Guardia Magnano (CT).

 

Ricostruzione dei fatti pubblicati nel Notiziario storico dell’Arma dei Carabinieri, a cura di Simona Giarrusso

Alle 15:00 del 12 settembre 1943, un reparto costituito da una ventina di tedeschi, muniti di
armi automatiche e bombe a mano, irruppero nei locali della Stazione Porto dove i carabinieri si erano asserragliati. Erano presenti il Comandante, Brigadiere Egidio Lombardi, e i Carabinieri Giuseppe Covino, Emidio Scola, Martino Manzo, Nicola Cusatis, Domenico Dubini, Michele Covino, Antonio Carbone, Giuseppe Pagliuca, Giovanni Russo, Ciro Alvino, Domenico Franco e Giuseppe Ricca. Colti di sorpresa, furono costretti a seguire i tedeschi.

Nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 settembre, circa cinquecento uomini tra i 18 e i 50 anni, destinati al lavoro, vennero fatti affluire in un campo di concentramento improvvisato, in località
“Madama Vincenza” del comune di Fertilia, l’odierna Teverola, poco lontano da Aversa, a circa 200 metri dallo stradale nazionale Napoli-Capua.

Fecero mettere da un lato i quattordici carabinieri, il Ciaramella e il Fusco, e trattennero una
ventina di civili, scelti fra i più giovani, tutti gli altri furono messi in libertà. Alle 15:00 circa i primi sedici vennero fatti spostare di un centinaio di metri, verso l’interno della campagna. Vennero fatti inginocchiare uno accanto all’altro, di fronte a una mitragliatrice. A breve distanza vennero
piazzate altre quattro armi automatiche per impedire qualsiasi tentativo di fuga. Si udì l’ordine di far fuoco.Per due volte la mitraglia sferrò le sue raffiche sui corpi di quei disgraziati. I cadaveri furono calati nella fossa. Poiché l’esiguo spazio non consentiva di metterli uno accanto all’altro,
dieci furono deposti in linea orizzontale e sei di traverso, Con la ritirata dei tedeschi e l’arrivo degli alleati, fra la popolazione del rione Napoli Porto si costituì spontaneamente un comitato per tributare solenni onoranze ai militari dell’Arma.


Nel 1949 sul luogo della strage è stata eretta per iniziativa dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), una lapide commemorativa. Nel 1986, nel comune di Teverola è stato realizzato un monumento in onore delle sedici vittime e, nel 2011, la piazza che lo ospita è stata intitolata “Piazza 13 settembre 1943.

Lapide posta a Teverola nel luogo dell’eccidio

 

Il 23 dicembre 1946 è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione: “In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti all’armistizio, preposto con gli altri militari della sua stazione alla difesa di importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente il suo dovere opponendosi al tentativo di occupazione e di devastazione da parte delle truppe tedesche. Catturato per rappresaglia e condannato a morte con i suoi compagni, affrontava con ammirevole stoicismo il plotone di esecuzione. Nobile esempio di virtù militari”.

Istituto del Nastro Azzurro

lapide posta nel centro di Napoli , restaurata nel 2018

 

 

Lapide del Palazzo di Città di Acireale posta nel 2017