Piccola storia di Jaci – Il Terremoto del 11 gennaio 1693

Nel gennaio del 1693 i confrati dei SS. Pietro e Paolo e di San Sebastiano stavano organizzando le solennità dei rispettivi patroni. Le scosse di terremoto del 09 gennaio non facevano presegire nulla di buono, infatti la domenica pomeriggio la Sicilia orientale veniva colpita da un forte terremoto che distruggeva tante citta e causando centinaia di vittime.

Ci soffermiamo sulle due chiese che erano alla vigilia delle rispettive solennità. Una preziosa testimonianza dei danni causati alla città e alle sue chiese ci perviene dal Sac. Cherubino Aliotta.

La chiesa dei Gloriosi Apostoli SS Pietro e Paulo patì alcune fessure, e precipitò la volta del Cappellone Maggiore dipinta d’un insigne Pittore Messinese (Giovanni Fulco) unitamente con la Sagristia, e la Cappella collaterale di Gesù e Maria, dove si ritrovavano molti fratelli di detti gloriosi SS. ed uno solo perì sotto le pietre“.

Rovinò pure la chiesa di S.Sebastiano buttando al suolo il coro dipinto dal vago pennello d’un esimio Pittore Acitano (il Gravano cita Baldassarre Grasso) conna Sagristia, ed Oratorio unito del Beato Gaetano (San Gaetano da Thiene ancora oggi venerato in Basilica).

Sin dal Venerdì successivo al terremoto il clero organizzava tutta una serie di processioni e atti penitenziali in riparazione ad eventuali peccati che hanno scatenato questo “castigo” divino. Anche le Compagnie di San Pietro e San Sebastiano, questa volta unite nella sciagura, partecipavano in sacco penitenziale:

Per tutto questo tempo di tribolazioni sempre dimorò esposto il santissimo Sacramento, e perciò ordinarono varie, e mortificate processioni; Ogni Compagnia , Confraternita, e Congregatione comparve in habito di penitenza in giorni designati, e distinti. Primariamente cominciò il Clero, appresso segui la Compagnia di SS. Pietro e Paulo, la Compagnia di San Sebastiano…”.

Dopo il primo momento di sbandamento causato dai lutti , dalla paura e dalla distruzione si pensa alla ricostruzione. ” Per la chiesa dei Santi Pietro e Paolo e di San Sebastiano dovevano essere impiegati i frutti e le rendite dei legati pii fondati presso le stesse chiese, limitatamente al 1694″ (cit Mons. Adolfo Longhitano). Le due chiese si ergevano di nuovo maestose ed arricchite dai capolavori del maestro Paolo Vasta che in questi due templi ( e alla Matrice) dedicava le sue migliori energie artistiche.

Oggi le due Basiliche sono tra i monumenti più belli e visitati della città, le devozione al Santo Bimartire è più viva che mai mentre i Confrati di San Pietro non celebrano più sontuose feste per i loro patroni, altri Confrati oggi sfilano e dedicano la loro vita al culto della Passione di N.Signore.

Foto di Michele Alì, Basilica dei SS. Pietro e Paolo , porzione di affreschi attribuiti a Giovanni Fulco sopravvisuti al terremoto.