Piccola storia di Jaci – La festa dei Morti, prof Santi Correnti – 1983

La Festa dei morti descritta dal compianto prof. Santi Correnti, storico e studioso delle tradizioni siciliane.

“Il 02 novembre, nella generale mestizia della Commemorazione dei Defunti. la gentilezza umana e cristiana del popolo siciliano vuole che almeno i bambini sorridano, ed ha creato la favola bella che “i Morti” escano dalle loro tombe per portare i giocattoli e i dolciumi ai bimbi.

Il popolo siciliano non bestemmia i morti: magari bestemmia i Santi e lo stesso Padreterno, ma i Defunti, mai. Anzi, vuole che i bambini non pensino ai trapassati come qualcosa di orrido a di macabro, ma come agli spiriti buoni che portano loro regali; e si accresce e si fortifica questa “corrispondenza d’amorosi sensi” tra vivi e defunti, non permettendo che i bambini ricevano il loro doni da entità astratte come la Befana o babbo Natale, ma dai loro cari trapassati, con un’usanza che è tanto piena di poesia autentica e di umanità vera.

Le tradizioni popolari del territorio acese presentano qualche differenza rispetto gli altri paesi siciliani, come ho messo in rilievo nel mio saggio “La Festa dei Morti” in Sicilia, Origine e significato storico – sociale, apparso sulla “Rivista Storica Siciliana”, n.18, Catania 1981, pp. 194 – 199; e pertanto ad Acireale si narra che i Morti vanno in giro, nella notte tra il ° e il 2 novembre, con un lenzuolo bianco per vestito, con un lanternino in mano e calzando scarpe di seta per non farsi sentire. Un tempo, il 2 novembre si mangiava una speciale forma di pane, detta “i cucchi d’i Motti”; e a pranzo si mangiavano le fave cotte, perché si credeva che fossero il cibo preferito dai morti; anzi, i più abbienti ne cuocevano in abbondanza, e ne mettevano delle pentole intere agli angoli delle strade, affinché i più poveri ne potessero mangiare. Ma queste sono usanze ormai scomparse da tempo.

Ed era proprio un amaro disinganno quando i più grandicelli svelavano ai più piccoli il mistero dei regali “lasciati dai morti”: mistero che nel mondo popolare si esprimeva sinteticamente con la formula

U patri accatta,

a matri ammuccia,

u figghiu ammucca!

Perché “I cosi d’i Motti”, i doni portati dai defunti, venivano in realtà comprati dal padre, nascosti in casa dalla madre, e tirati fuori nella notte dei Defunti per la gioia dei bambini.”

Estratto da “Acireale e le varie Aci” prof. Santi Correnti , Tringale Editore Catania 1983.

Foto: Tomba di Ginevra Bacciarello dal web