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Piccola storia di Jaci – Gli antichi fasti della festa del Santo guerriero, 1933

Il dott. Fichera, in un suo articolo apparso sulle colonne del “Popolo di Sicilia ” del 20 gennaio 1933 col titolo “La festa del Santo guerriero”, descriveva i fasti della festa del Santo compatrono tra la fine ottocento e primi del novecento. Dopo le festa natalizie, la festa del Santo era il primo appuntamento dell’anno ed era una buona occasione per le famiglie aristocratiche per far compiere una sorta di debutto nella società alle figliole “in età di matrimonio” .

“Caro ricordo degli anni lontani è quello della mite giornata di gennaio, sotto tiepido sole, quando la piazza e la chiesa sono un mare di folla. Nei balconi dei palazzi le signore della buona società acese portavano la nota policroma degli abiti di velluto, che allora si usavano.  Bei volti delicati di donne siciliane, gioielli, fasto della prima uscita di gala dopo il ritorno dalla campagna”.

Il cronista dedica anche alcune righe al rito delle “Sette chiamate” che si compie ancora oggi. Egli parlava di un’ ora per l’esecuzione delle chiamate, ai nostri giorni i tempi di esecuzione del scampanio si sono molto accorciati.

A notte alta, la campana per un’ora aveva chiamato con suoni diversi le confraternite che la basilica ospitava.

I devoti, elemento essenziale e protagonista della festa. I portatori provenivano dalle classi più umili della popolazione , operai, braccianti e un buon numero di pescatori di Santa Maria La Scala.

“Operai di tutti i mestieri eran curvi sotto il ferculo pesante che veniva portato con rapidità impressionante a forza di spalle dalla chiesa nella piazza. Spari, suoni di bande, grido di folla. San Sebastiano iniziava il suo giro trionfale”.

Nella festa sono scomparsi i fasti della Belle Epoque, rimane solo la devozione spontanea e sincera della popolazione cher affida da secoli le proprie preghiere alla potente intercessione di San Sebastiano martire

“Non c’e il fasto di allora, gli abiti di gala e i gioielli di famiglia si sfoggano ogni giorno. Ma la folla è sempre la stessa: lo stesso popolo si stringe sotto il ferculo antico sul quale la statua del Santo, fra le colonnine d’argento cesellato, ricorda la tragica vicenda di fede e di morte sotto l’Impero di Roma, quando la religione nuova bagnava le arene di sangue e popolava le catacombe di vittime eroiche”.

Foto della fine degli anni 60 primi anni 70. La divisa e composta dal maglione in carne e fascia, i fazzoletti della testa sono ancora variopinti

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