Piccola storia di Jaci – La festa di S. Alfio a Trecastagni, 1911

Il giorno del 10 maggio , in modo particolare nella Sicilia orientale, è dedicato alla memoria dei SS. martiri Alfio, Filadelfo e Cirino cittadini romani nati a Vaste e uccisi a Lentini nel 253.

Ogni anno nella città di Trecastagni si svolge in loro onore una grandiosa festa e allo stesso tempo una delle piu importanti fiere della provincia. Un tempo la fiera, la prima della stagione primaverile era dedicata alla vendita di animali, attrezzi agricoli, sementi, delle primizie ortofrutticole e della vendita in modo particolare dell’aglio.

La festa per la sua bellezza e vivacità è un attrazione per le popolazioni dell’intera provincia catanese e del messinese, anche molti acesi ogni anno accorrono a Trecastagni per venerare i Santi Fratelli e visitare la fiera.

Una testimonianza su questo evento ci perviene dal cav. Raffaele Di Maria che in maniera non “tanto entusiasta” racconta la sua esperienza.

“L’unica volta che ebbe occasione di assistere all festa di S.Alfio di Trecastagni, fu nel maggio del 1911: ne ricordo con esattezza la data a causa della cometa apparsa in quell’anno (si tratta in effetti della cometa di Halley).”

La comparsa della cometa era vista, dalle popolazioni, come un cattivo presagio. Purtroppo i cattivi eventi si verificarono infatti nel settembre scoppia la guerra tra Italia e Turchia.

“Quel mese il tempo era bello, mio padre decise di andarla a vedere, trascinandosi dietro me , suo immancabile Sancio Panza. Pedibus calcantibus, ci avviammo verso Trecastagni prima del sorgere del sole. Nel cielo terso, scintillante di stelle, la cometa, con la sua lunga coda d’argento, risplendeva, richiamando alla mia mente quella della Grotta nelle feste natalizie.

Tra la folla che aumentava man mano che ci inoltravamo da S. Lucia verso Aci Sant’Antonio si distinguevano molti uomini e donne a piedi scalzi e con un lungo camice bianco, simile alla galabia degli arabi. Erano i miracolati che scioglievano il voto e i malati che andavano a implorare la grazia. Aumentavano la confusione ( e in certi tratti il polverone) i carretti siciliani affollati di donne e bambini.

Il paese rigurgitava di gente affluita da Catania e dai paesi vicini. Nella piazza si aggirava e si spingeva, tra le solite bancarelle e attrazioni di tutte le sagre di paese, una folla vociante da bazar orientale. Qua e là osterie improvvisate offrivano carne di pecora arrostita e vino. In qualche angolo della piazza, accanto a un tabellone rozzamente dipinto, declamava cantando i versi stampati su fogli volanti, distribuiti a 5 centesimi l’uno.

Interno del Santuario , primi del 900

In chiesa, le messe si susseguivano alle messe e alle comunioni, Al centro, un corridoio era tenuto sgombro è per dar modo a coloro che ne avevano fatto voto di percorrere carponi, il trascinamento, dall’ingresso all’altare, strisciando la lingua per terra ( a lingua a strascinuni). La festa raggiunse il suo culmine all’uscita dalla chiesa del ferculo con i tre Santi fratelli, tra lo sparo di mortaretti , “moschetteria”, scampanio, suono di banda e urla frenetiche della folla. Ogni tanto qualche muto riusciva a gridare distintamente “Viva Sant’Alfio!” ed allora l’entusiasmo per il miracolo saliva alle stelle.

A giudicare dal fatto che i fedeli si rivolgevano solo a S. Alfio, trascurando i due cadetti, vien fatto di pensare che fosse ritenuto più autorevole, e quello che aveva maggior credito in Cielo, Ciò pare confermato dalla diffusione nelle nostre contrade del nome di Alfio, mentre rari sono i nomi di Cirino e di Filadelfo.

Caratteristico è per me indimenticabile, fu anche il rientro dei gitanti nei rispettivi paesi. I carretti erano tutti abbondantemente adornati di grandi mazzi di aglio e quelli che rientravano a Catania avevano la facoltà di percorrere a briglia sciolta via Etnea, della quale, per l’occasione, veniva deviato il traffico.

Dal volume “Fine ottocento ad Acireale” – Raffaele Di Maria – Accademia degli Zelanti

foto ex voto, interno chiesa e uscita dei Santi dal web.

(S.P.)