Piccola storia di Jaci – La fontana di Piazza Roma, 1934.

Un tempo l’importanza e il grado di progresso civico di una città si misurava dai suoi monumenti, dai suoi viali alberati, dai teatri e anche dalle fontane monumentali. Oggi i parametri sembrano diversi: si parla di parcheggi, infrastrutture, ztl , zone interdette al traffico ecc,ecc.

Nell’ 800 la città di Acireale raggiunge questo grado di progresso: un prestigioso teatro, le terme, un grande albergo, la Diocesi, tanti istituti scolastici e qualche viale alberato. Mancano le fontane! ad Acireale non ci sono fontane monumentali.

In un suo articolo del novembre del 1934 il cronista scrive: ” Abbiamo scritto altre volte di una fontana nel centro della Piazza Roma ove ancora sono in corso i lavoti di pavimentazione. Il podestà ha disposto che le condutture per l’acqua venissero opportunamente sistemate ed ha dato ordine che venisse, fin d’ora, delimitato lo spazio destinato alla fontana”.

La Piazza Roma, nella parte denominata Piazza Peppino Impastato, gia dai primi del 900 doveva essere adibita a “piazza del Mercato”, mercato che si svolgeva, in quel periodo, nell’odierna Piazza Garibaldi ” U chianu a fera” e solo nel 1934 furono appaltati i lavori di sistemazione della piazza. Dall’articolo del dott. Alfio Fichera apprendiamo che nella piazza doveva sorgere pure una fontana monumentale.

Il cronista nello stesso articolo si pone due domande: primo, che stile deve avere la fontana? secondo con quali somme si deve costruire?: “La fontana dunque? Dovremo parlare con la lingua del nostro secolo, cioè con lo stile architettonico nuovo, ma all’interrogativo la risposta è una sola: fontana francescana.

Vi sarà il solito pazzoide, relitto di loggia verde, che ci accuserà di voler lisciare di proposito preti e frati, vi saranno pochi che non comprenderanno lo spirito e la poesia di una fontana francescana, vi sarà la maggioranza che comprenderà e approverà.

Un gruppo di artisti concittadini ha approvato entusiasticamente la nostra idea. Ha fatto anche di più: ha disegnato un progetto.

Quale potrebbe essere una fontana francescana che s’intonasse con la mole grigia e semplice? Il pozzo francescano, il collo in pietra lavica e pietra bianca di Comiso, scolpito a bassorilievi riproducenti episodi dei “Fioretti”, tutto intorno il versetto del Cantico delle creature. Naturalmente dovrebbe essere cinto da una vasca vera e propria e l’acqua dovrebbe sgorgare a polla dall’orlo. dolcemente e chetamente. così come dolci sono e soavi le parole immortali.

Ma tutto ciò e poesia. La prosa risponde: ed i mezzi finanziati? Chiedere al comune, con i chiari di luna che corrono, una spesa voluttuaria sarebbe fiato sprecato.

Ed allora? L’Ente autonomo di cura e soggiorno potrebbe concorrere con un sussidio. Per il resto pensiamo che la nostra proposta dovrebbe essere presa in considerazione in altro campo. Il Poverello muoverà certo i cuori e le borse e la fontana francescana sorgerà certamente per allietare i sensi e l’anima con il “murmure lene” dell’acqua. con il fascino della sua poesia.

Purtroppo con la guerra e col successivo dopoguerra questo progetto non vedrà la luce. L’ex convento era un fatiscente dormitorio e il terreno sottostante con la costruzione di una vasca metallica (la piscina) era diventato un ricettacolo di spazzatura e quant’altro. Le tubazioni di acqua corrente furono utilizzate per “i famosi cessi pubblici”. Oggi i locali dell’ex convento sono stati recuperati e utilizzati come uffici comunali e al posto della fontana c’è un bel parcheggio. Sempre in questo luogo aspettiamo, con trepidazione, l’ennesima opera pubblica per il beneficio e progresso civico della città: La fermata Cappuccini!

(P.S.)