Piccola storia di Jaci – L’Accattonaggio!

Nel periodo della “Belle Epoque”, fine secolo primi del novecento, la città di Acireale era rinomata per il suo Stabilimento Termale, apprezzato da tanti visitatori provenienti della “Mitteleuropa”, il suo Teatro inaugurato da pochi anni, il prestigio della novella Diocesi, le splendide Basiliche, lo splendore dei palazzi nobiliari e dell’alta borghesia. A questo apparente benessere riservato a pochi faceva contrasto una popolazione in stato di povertà e tantissimi in estrema indigenza. Disperati relegati ai margini della città (Vico Scaccianoce, il quartiere delle Grazie – via Penelope e Lilibeo -, i vicoli di via Maddem e il quartiere del Suffragio . Il forestiero che arrivava alla stazione ferroviaria trovava ad accoglierlo uno stuolo di mendicanti tra cui tanti bambini e adulti che mostravano le deformazioni allo scopo di attirare le possibili elemosine. Le stesse scene si ripetevano in via Ruggero Settimo e al Duomo. Un ricordo di questo stato della popolazione indigente ci veniva tramandato pure dallo scrittore tedesco Julius Rodemberg, in visita alla città nel 1894: “Sotto gli alberi che la fiancheggiano, mendici stavano alla vedetta, pronti a precipitarsi su di noi appena ci avevano scorti”. ” L’accattonaggio è qui un negozio come qualunque altro, a volte è anche semplicemente un’occupazione secondaria e per i fanciulli persino un trastullo”. Già nel 1893 il sottoprefetto, Cav. Giuseppe Sorce, lamentava al Sindaco la presenza di non pochi mendicanti che si rivolgevano ai passanti tal volta con insolenza tal volta con insistenza. Il Sottoprefetto invitava l’intervento delle Guardie Municipali al “pronto arresto di coloro che esercitavano la mendicità”. Lo stesso Sottoprefetto suggeriva di redigere un Albo degli abilitati all’accattonaggio con tanto di placca di riconoscimento. Le crisi sociali di fine secolo, il caro vita , le inconcludenti amministrazioni locali alternate a commissariamenti regi, la crisi vitivinicola e agrumaria ingrossavano sempre di più l’esercito di questi disperati. Nel 1904 il vescovo sollecitava l’amministrazione per l’apertura di un dormitorio in via Scaccianoce per offrire un riparo notturno per i vecchi mendicanti. Nel 1906, l’amministrazione, ancora una volta, avviava un’azione di contrasto alla mendicità, in particolar modo davanti al Teatro Bellini, alle chiese, lungo le strade e le piazze principali, senza ottenere risultati. Alla fine si deliberava di permettere l’accattonaggio soltanto il venerdì, ovviamente i risultati furono deludenti.

(Seby Pittera)