Piccola storia di Jaci – Le serate dicembrine degli acesi.

Un tempo l’ Assessorato alla cultura pubblicava dei numeri unici, uno di questi , apparso nel 1988, era dedicato al Natale e alle tradizioni acesi.

L’ allestimento della “grotta” era solo l’inizio di un corteo di cerimonie conseguenti che si svolgevano per l’intero periodo natalizio. Nei quartieri, le donne provvedevano agli addobbi degli “atareddi” e delle “cone” , gli altarini e le sacre effigi di cui sono piene le viuzze del centro storico di Acireale. All’imbrunire , nelle case, attorno al presepe ed alla “conca” si cantavano le canzoni della Novena, filastrocche semplici ed ingenue, rappresentanti le pene e gli stenti della Sacra Famiglia, continuamente alle prese con i problemi quotidiani. Il presepe diventava cosi’ lo specchio simbolico, in cui si descrivevano e si sublimavano le condizioni di vita della gente dei quartieri. Jnnaru , il pastore solo e infreddolito, ‘a Susanedda, ‘a viddanedda,’ a lavannara, ‘u scarpareddu, sono alcune tra le figure del presepe cui si rivolgono le attenzioni più affettuose. Sono quasi dei conoscenti come dei buoni vicini di casa, con cui condividere le gioie e le pene della vita. A sera ci si riuniva a giocare a tombola o a “settemmenzu”. A volte gli adulti volevano mettersi da parte, per giocare a “Zicchinetta” o a “stopo”; in questo caso i bambini si dedicavano ai loro giochi come ” a fusetta” o a “‘nzufale'” . A cena l’immancabile Scacciata.

da “Acireale Natale Natale” anno 1988

foto dell’icona dell’ Immacolata di Michele Ali’.