Piccola storia di Jaci – L’invasione di cavallette.

Il Dio degli Ebrei ammoniva il faraone: Se tu rifiuti di lasciar andare il mio popolo, domani farò venire le cavallette su tutto il tuo paese.  Esse copriranno la superficie del paese e non si potrà vedere il suolo; divoreranno il resto che è scampato, ciò che è stato lasciato dalla grandine e divoreranno ogni albero che cresce nei campi. (libro dell’Esodo)

Questa è una delle più antiche testimonianze di questo flagello. l’invasione di cavallette e locuste crea dei danni immensi all’agricoltura infatti questi ortotteri, oltre a riprodursi velocemente sono voracissimi distruggendo tutto quello che incontrano, creando le condizioni per mortali carestie.

Anche le nostre contrade nei secoli passati furono colpite da questo flagello. Il Can. Salvatore Bella nelle sue Memorie storiche del comune di Acicatena annotava: Quasi tanto fosse poco ai tre di Maggio del stesso anno (1355) una invasione di innumerevoli cavallette venne a moltiplicare i mali. Divorando messi, ortaggi, vigneti, le fronde, fino le cortecce degli alberi. Nell’universale dolore un rimedio venne, il quale sconciamente ingradì il danno. Un vento furiosissimo snidò quelle torme di locuste e gettolle nel mare; tali miasmi causarono e stomachevole fetore, che la scienza di allora da codesto cavò la cagione della peste che ne successe.

Le cronache registrano un’altra invasione di locuste nel biennio 1657/1658. Il luogotenente del Regno don Martino de Redin ordinava che tutti i sudditi dovevano raccogliere gli insetti, le carcasse e sotterrarle con l’aggiunta di calce mentre le uova dovevano essere bruciate . Il provvedimento non sortì risultati tanto da ricorrere ai Santi Patroni con processioni ed esorcismi.

Una nuova invasione si ripete nell’estate del 1710 e colpisce tutta l’isola. I grilli aggrediscono anche il territorio di Aci Reale, I giurati mobilitano tutti i possidenti , affittuari, capi famiglia e anche chi non possedeva terre a raccogliere i grilli e almeno un Tummolo (circa 15 kg) di uova. Più se ne raccoglievano e più ne comparivano di nuove tanto che nella primavera del 1711 si richiedeva a tutti i vescovi dell’isola di organizzare novene, processioni e quant’altro per commuovere la Divina Provvidenza affinchè debellasse il flagello.

Fonti storiche:

Storia di Aci – avv Gravagno

Memorie storiche del comune di Acicatena – Can. S. Bella

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