Piccola storia di Jaci – Procedure per la panificazione e costi di gestione, 1783

Il pane sin dall’antichità è stato l’alimento principale della dieta delle popolazioni dell’area mediterranea. Il pane perchè era l’alimento principale e consumato da tutte le classi sociali era soggetto a tassazioni e gabelle. Nell’antica Aci l’imposizione delle gabelle aveva inizio già nel molino, sulla materia prima con la gabella del garozzo, fino al banco di vendita.

Dal Magazzino del peculio frumentario al forno, il frumento e poi la farina erano soggette a rigorose misurazioni per calcolare le gabelle e limitare al minimo la possibilità di frodi.

Osservanda, e metodo si pratica nel fare i scandagli delli frumenti in questa citta di Jaci Reale.

Primariamente si prendono dal magazino da dove si deve dar principio al panizzo sudetto tummula otto di frumento da tutte le parti, ed angoli, si che dall’interno del magazino sudetto quali tutti frumenti se ne misurerà le dette tummula 8 ripostandosi quelle in due bisazze; fatto questo si chiama il pubblico agiustatore, e si pesano ad una ad una dette due bisazze, e si nota il peso danno di netto detti frumenti, cioè, dedotto il peso delle bisazze.

Mulino del Pigno – contrada Santa Venera al pozzo

Per secondo si portano dette tummula di 8 di frumenti come sopra, e quelli con la presenza ed assistenza dell’officiali che devono che devono intervenire si triturano, e completata detta triturazione si ponela farina dello stesso modo nelle dette due bisazze; colla detta triturazione viene a seguire il mancamento di sporvalizzo di tre quarti in circa per ogni tummulo.

Terzo si salisce detta farina in città e framiscata in una mailla si misura, e si divide qualmente in dette due bisazze, e doppo si passa per statia per vedere se è giustamente divisa in due parti equali senza che vi fosse divario. etiam di un oncia d’una bisazza all’altra.

Quarto divisa che è come sopra detta farina si porta una bisazza d’esse che è tummula 4 per cominciarsi il panizzo, si comincia a crivellare detta farina colli dovuti crivi per estrarsi la caniglia, quale ordinariamente viene ad esser detta caniglia r.a due per ogni tummulo.

Per quinto se li pone l’acqua che sia un poco calda che orinariamente è rotula dieci per ogni tummulo più, o meno, secondo la qualità del frumento.

Sesto se li pone once sei per ogni tumulo di sale, e doppo si dislatta in levito, e cossì la farina di mano in mano per impastarsi, si ripone sotto la sbirga e sbirgata bene si passa a panizzarsi con pesarsi per ogni pane che si fa al peso che deve sortire di cotto, e per il mancamento che dona al furno se li aggiungere di pasta sopra ogni rotulo oncie tre di pasta cruda deve sortire oncie ventisetti di cotto, e così a proportione quanto si deve fare il pane.

Per settimo levitato che sarà detto pane si infurna, avanti si deve ventilare il furno se non quando sarà cotto il pane, ma deve stare la bocca del furno sempre otturata, poichè ogni ventilazione dona mancamento ,e mala conditione del pane.

Ottavo si vede quanto pane habbij prodotto detti tummoli quattro di farina, e quando importa in denari, l’importo […]quale si quadruplica, e si raesunta quando dona di importo bisaccia 1 di frumento ridotto in pane fatta detta reasuatratina si reducono le spese che sono l’infrascritte.

Per raggione di portato al molino, macino, e gabella di garozzo tarì 12 sopra ogni salma o. 0,1

Per gabella di farinaro grana 10 sopra ogni salma o. 0, 0,10

Al panittiero per jus laboris tarì 8 per ogni salma o. 0,8

Al bottegharo per raggione di vendita di detto pane tarì 1 e grana 10 per oncia o. 0, 1,10

Per raggioni di gabella di pane tarì 2 e grana 10 sopra ogni oncia o. 0. 2, 10

Quali spese unite assieme si deducono dal prezzo lordo di detto pane, e quello che resta di netto è il prezzo col quale si deve distribuire alli penittieri. Questo e per quanto riguarda al pane ordinario. Sopra il pane però di simula coll’istessa regulatione si fa il pane oncia 1 , e mezza di meno dell’ordinario.

Dal documento 199 del volume dei privilegi della Città di Aci SS. Antonio e Filippo.

leggenda dei pesi: —————————–leggenda della moneta del Regno di Sicilia

Tumolo = 15,86 kg—————————–Oncia d’oro = 30 tarì

Salma = 16 tumoli = 253,89 kg ————–Tarì d’argento = 20 grana

bisaccia = 4 tumoli = 63,44——————- Grana = 6 piccioli

nel 1861 una onza equivaleva a 12,270 lire italiane

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