Piccola storia di Jaci – Ricordo del Ten. Calì Giuseppe, med. argento al valor militare

Nato in Acireale (nella fraz. di Santa Venerina) il 07/11/1896 paternità Alfio appartenente alla Brigata Campobasso , 230° reggimento. Disperso in combattimento il 15 maggio 1917 durante l’attacco al Monte Santo , decorato con Madaglia d’argento al valor militare nel 1918.

Motivazione della medaglia:

Calì Giuseppe da Acireale (Catania) tenente Regg. Fanteria. “Con Mirabile ardimento conduceva il proprio plotone all’attacco di forti posizioni, conquistandole e superando la cresta del Monte. Distruggeva un deposito di bombe e tagliava le comunicazioni al nemico. Sopraggiunte nuove forze avversarie, ne ostacolava l’avanzata, resistendo ad oltranza sulle conquistate posizioni”.  Monte Santo, 14 maggio 1917. (Istituto del Nastro Azzurro)

dal diario della Brigata Campobasso:

“Alla 10a battaglia dell’Isonzo (12 maggio – 8 giugno 1917) la brigata partecipa con la 10a divisione che ha il compito di conquistare la linea Monte Santo – San Gabriele.

Il 14 maggio, le colonne irrompono dalle proprie posizioni con ardimento e si lanciano verso i rispettivi obbiettivi: il III° battaglione del 230° rgt, per il fondo valle dell’Isonzo, raggiunge sollecitamente la mulattiera che dalla strada di Zagora, sotto quota 287, risale il Monte Santo; il II° battaglione del 229° rgt si porta immediatamente da ovest del risvolto della strada di Dol in prossimita di quota 287, mentre il I° btg raggiunge la quota a nord di  Kamarca.

L’avanzata delle due colonne è seriemente contrastata da incrociati e precisi tiri di artiglieria che, fin dall’inizio, producono serie perdite. Malgrado ciò, mentre i battaglioni del 229° trovano un ostacolo insormontabile nella organizzazione difensiva nemica, e nelle micidiali raffiche di fuoco, la colonna del 230°, pure essa momentaneamente arrestata dalle mitragliatrici in caverne, riprende l’avanzata verso il suo obbiettivo e sferra l’attacco al Monte Santo. il III° del 230°, con mirabile ardimento, penetra e concquista le trincee avversarie ma poi minacciato d’accerchiamento è costretto a ripiegare sul rovescio del monte”.