Piccola storia di Jaci – Rimozione dei simboli fascisti, 1944.

Alla fine del dicembre 1943 il prefetto di Catania, dopo la breve parentesi prefettizia del barone Pennisi, nomina il nuovo sindaco di Acireale, si tratta dell’avv. Salvatore Badalà Grassi, ultimo sindaco eletto in modalità democratica. La giunta viene nominata il 02 febbraio 1944 e si insedia il giorno successivo, i componenti sono: il cav. Pietro Carpinati, il comm. Eugenio Sergi (già stimato segretario comunale), l’ing. Giuseppe Caltabiano. l’avv. Giovanni Cirelli, il comm. Michele Leotta, il prof. Marcantonio Di Prima, il dott. Mario Catanzaro e il dott. Cristoforo Cosentini.

Il prof. Cosentini autore del saggio “Dopo la guerra, al comune di Acireale” descrive la sua esperienza nei panni di assessore della nuova giunta, la prima dopo il ventennio. Riportiamo alcuni brani:

Nella indicibile desolazione del momento, quella nostra Giunta operò indubbiamente con prestigio e con stile, fermezza, onesta d’intenti e fervore. “C’è un tale “groviglio” al Comune”, diceva smarrito a tutti noi il figlio del comm. Badalà, dopo alcuni giorni che suo padre si era insediato, “un groviglio” inestricabile da non potersi dire.

L’Italia era ancora dilaniata dalla guerra (tedesca, anglo – americana, fascista, partigiana). in Sicilia, i partiti erano in ricostruzione, nell’ambito dei cosiddetti Comitati di liberazione. Noi giovani, a sentire certi termini del tutto inusitati – liberale, democratico – sociale, cristiano sociale, popolare ecc. – restammo confusi e disorientati. I nostri libri di scuola, di stampa fascista, non erano stati per nulla esaurienti in quella informazione.

Nelle nostre case, molti di noi avevano appreso dagli adulti il valore ed il rimpianto della perduta libertà (don Michelangelo Cosentini era sorvegliato di P.S.): ma quanto a cognizione di schieramenti politici, era altro affare, il mondo politico era per noi diviso in molti fascisti e pochi non fascisti. Tutte le altre definizioni e denominazioni restavano per noi lettera morta! Eppure anche ad Acireale vi era chi aveva sofferto – perfino il carcere – per quelle idee, di cui solo adesso veniamo a conoscenza.

La nuova Giunta comunale si mette subito al lavoro e si cominciano ad eliminare i segni più evidenti iniziando dalla sostituzione dei nomi delle vie dedicate al regime e ad alcuni gerarchi: la via Costanzo Ciano diventa via Libertà, Piazza Italo balbo ritorna Piazza Indirizzo, via Littorio diventa via del Popolo, Via Morgantini diventa via Lancaster, via Tito Minniti (caduto della guerra d’Etiopia) diventa via Matteotti; a Stazzo la via Michele Bianchi (quadrunviro della marcia) diventa via della Rinascita; a Pozzillo piazza XVIII novembre diventa Piazza Santa Margherita; a Scillichenti via XXVIII Ottobre in via 25 Luglio.

L’amministrazione decide pure la rimozione degli enormi fasci posti nel balcone della Sala Costarelli e della lapide delle “inique sanzioni” posta sul prospetto del palazzo di città.

Sempre il prof. Cosentini su questo evento scrive di un fatto increscioso:

Un fatto ancor vivo nella mia memoria è connesso col tentativo di quella nostra Giunta di avviare, in senso antifascista, un programma di ripresa, disponendo – tanto per incominciare dalla facciata – la rimozione della lapide contro le cosiddette “inique sanzioni!, che il “regime” aveva comandato di murare sui prospetti dei municipi d’Italia. Tolta la lapide, era rimasta l’impalcatura in legno eretta per la rimozione. Una sera (il buio era ancora fitto, a causa dell’oscuramento), trovandoci in Piazza Duomo, di ritorno dalla abitazione del sindaco Badalà, scorgemmo, sotto l’impalcatura, la sagoma di uomo che al nostro passaggio, scivolò nell’ombra, allontanandosi al più presto. Venuti noi in forte sospetto dato che avevamo ben visto trattarsi di un fascistone, e, ritornati sui nostri passi, costatammo de visu, portandoci sotto l’impalcatura, che quel tale aveva espresso nella maniera a suo avviso più congrua il segno del suo disprezzo avverso l’iniziativa del’amministrazione di rimuovere la famigerata! La faccenda, ovviamente, non si chiuse lì con quella nostra ispezione.

L’attività delatoria di tanti acesi in questo periodo è fiorente nei confronti degli ex gerarchi di piccolo calibro, ancora il Prof. Cosentini scrive sull’atteggiamento di non rivalsa dell’amministrazione.

Anche ad Acireale vi furono denunzie e segnalazioni per il confino, promosse, come al solito accade, senza discernimento che raggiunsero, quindi, coloro che non meritavano e lasciarono fuori i ….meritevoli! Noi – pur colpiti dal fascio, e non lievemente – ci tenemmo, con dignità, estranei alla vicenda, limitandoci a ricordare con amarezza le bravate dei caporioni del tempo e ridendo (ma con quel dolore nell’animo!) del loro pettoruto sussiego.

Con gli acesi si trattava di stabilire un colloquio nuovo, per far capire, principalmente che, adesso, si amministrava in nome di loro stessi, non “dell’autorità” o del “duce” E il fatto nuovo comportava che fossero tutti a collaborare con noi preposti a quell’impegno. Di certo, non fummo sempre compresi; ma giammai alcuno oso, anche solo pensare, che noi fossimo a quel posto in servizio permanente effettivo per farci i….fatti nostri.

Fonti:

Rievocazioni e Speranze del prof. Cosentini

Il Risveglio 1944 – 1960 avv Felice Saporita