Piccola storia di Jaci – Santa Venera eletta patrona principale della città.

Nel nel gennaio 1651, mese dedicato ai Patroni San Sebastiano e SS. Pietro e Paolo, accadeva un fatto importante, la cittadinanza eleggeva Santa Venera come patrona principale della città. Questa decisione fu presa dai giurati con il concorso di 335 cittadini per consolidare e rendere stabile il culto della Santa e in modo particolare della sua Fiera Franca, fiera che per decenni fu oggetto di disputa tra i casali di Aci.

Il Lo Bruno nella sua cronaca riporta l’avvenimento:

La deliberazione del Consiglio Municipale del 22 gennaro . 4 ind. 1651. In questa deliberazione di 335 consiglieri si dichiaro’: Che la citta’ di Jaci , in universale, dacche’ non e’ a memoria di homo in contrario, sempre  have havuto et ha particolarissima devottione alla Gloriosa V. e M. nostra concittadina e si delibero’ di eligerla e nominarla Principale Patrona di questa citta’ con doversi fare le dovute pratiche presso l’Ordinario e Sommo Pontefice – decreto della Sacra Congregazione dei Riti fu dato il 15 settembre 1668, sedente il Papa Clemente IX.

(Nota 1 doc LXIV Cronaca del Sac. Dott. Tommaso Lo Bruno)

Per tramandare l’avvenimento nella chiesa di Gesù e Maria fu posta questa iscrizione:

Per venerare Venera nostra concittadina che, essendo qui deposte le sue reliquie, acconsentiva ai voti del popolo plaudente, vennero festanti, i giurati, l’uno e l’altro clero, i sodali delle confraternite. Dapprima la salutarono come Patrona e trasferirono le sacre spoglie nella Chiesa madre; di poi richiedendolo solennemente le assemblee dei cittadini, con l’assenso della sacra Congregazione dei Riti, l’accolsero quale principale Patrona il 22 gennaio 1651.

a perpetua memoria lapide posta nella Chiesa di Gesu’ e Maria (via Dafnica)

traduzione prof. Matteo Donato anno 1974

Il culto di Santa Venera prendeva corpo. Con l’istituzione della Deputazione che gestiva parte dei proventi della fiera si provvedeva alla costruzione di una nuova statua. Successivamente con il lascito di Trojlo Sanglimbene lasciava alla Deputazione un ricco patrimonio usato dalla stessa per edificare una cappella in onore della Santa.