Piccola storia di Jaci – Tempo di Carnevale.

Il mese di febbraio è da sempre dedicato al Carnevale, ad Acireale in modo particolare. In città già all’indomani dell’Epifania si entra nel clima carnascialesco, il prof Pagano ripeteva spesso “l’adagio”: “Doppu li tri Re, tutti olè”. Le prime maschere e i primi costumi fanno capolino nelle vetrine l’indomani di San Sebastiano, celebrato il 20 gennaio, “Pi Sammastianu, maschiri n’chianu”. La variabile pasquale decide se il Carnevale viene “vasciu o autu”. In questo periodo nei cantieri si lavora senza sosta per presentare puntualmente i carri allegorici – grotteschi e le cosiddette “macchine infiorate” e nel circuito del centro storico si innalzano i pali per appendere le luminarie.

Un tempo il giovedì grasso era dedicato alla sfilata del “Carro da Cumuni” e la domenica successiva si esibivano i carri nel percorso: Corso Umberto, Via Paolo Vasta, Corso Savoia e Piazza Duomo. Il Lunedì grasso giornata delle “Macchine Infiorate”.

L’ Acese durante questi giorni “grassi” dedica le sue energie all’organizzazione del pranzo di Carnevale che consiste nella preparazione “do sucu ca scoccia di maiali”, a “sasizza” e i “patani” che condiranno i “maccaruna” o “a pasta che 5 puttusa” con una spolverarta di “furmaggiu co spezzi”, salsiccia arrostita, il tutto innaffiato con generoso vino dell’Etna e per finire gli immancabili dolci come i cannoli o le tradizionale “chiacchere” Bisogna far onore al Re burlone anche a costo di: “ppi lu Jovi lardalorucu non havi dinarisi ‘mpegna ‘u figghiolu”. Dopo pranzo la discesa al “Chiano” per vedere i carri e capire il possibile vincitore che immancabilmente viene proclamato il Martedì.

L’Acese soddisfatto di aver compiuto il rito laico in omaggio al Re Carnevale aspetta, come ripeteva il buon Vito Finocchiaro, “i giorni felici della Quaresima”.

Foto proprietà Fan City Acireale Carnevale anni 50

(S.P.)