Piccola Storia di Jaci – “U Zuccu”.

La sera del 24 dicembre la citta’ si accende di fuochi. Gia’ da alcune settimane i carusi dei quartieri si sono dati da fare a raccogliere tronchi d’albero, vecchie porte e tutto quanto possa ardere. Improvvisati comitati  organizzano la raccolta e curano la disposizione dei ceppi. Cosi’, nella tarda serata della Vigilia, la gente dei quartieri dei “morti”, di San Michele, di San Giovanni, del Carmine, si riunisce attorno al ceppo , con spontanea ritualita’. Ma il vero appuntamento e’ al Duomo, dove grande e’ il fervore per il momento piu’ magico e atteso: l’accensione del ceppo gigante , “U Zuccu”. E’ l’appuntamento a cui ogni buon acese non riesce a sottrarsi. Attorno al fuoco si ritrova la citta’, il suo passato e la sua storia. E’ come un ancestrale bisogno di tornare alla dimensione propria di villaggio, di comunita’, la cui intima natura non sia stata intaccata dalla omogeneizzante ed appiattita societa’ delle subculture trasversali. Acireale per una notte ritrova se stessa. E, credetemi non e’ retorica, si puo’ stare per ore incantati a fissare le fiamme stagliarsi sulla Cattedrale e su San Pietro, i cui lineamenti, deformati dal gioco di luci ed ombre, rosseggiano alle discontinue scintillanti vampe del ceppo. Piu’ in la, alcuni ragazzi vestiti delle pelli e degli stracci degli antichi pastori, ripropongono  le canzoni dialettali della Nuvena. Quella stessa Nuvena che appena trent’anni fa era patrimonio consolidato e diffuso, riemerge adesso come frutto sofisticato e intellettuale di una ricerca etnografica. Ma il cerchio si chiude ed il passato viene coniugato consapevolmente con il presente.

(Numero unico “Acireale Natale Natale” 1988)