Poco istruiti e sempre più poveri. Distrazione di massa e realtà socio economica

C’è un nesso evidente tra il livello di istruzione e  povertà assoluta. Secondo i rilevamenti ISTAT si aggravano le condizioni delle famiglie in cui il capofamiglia ha un’istruzione con un livello di istruzione, massimo, di licenza elementare (10,7% nel 2017). Questo è un dato, fortemente in crescita, che mostra chiaramente l’incidenza del livello di istruzione con la condizione di povertà assoluta. Sempre nel campo dell’istruzione, i 30 – 34enni che sono in possesso di un titolo di studio terziario (laurea) sono il 26,9% mentre la media nel Paesi UE è del 39,9%. Nella classifica dei laureati l’Italia è al penultimo posto nei Paesi dell’Unione Europea.

Sempre secondo i rilievi ISTAT le soglie di povertà assoluta sono così quantificate. Un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 826,73 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 742,18 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 560,82 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno. Si legge nel rapporto ISTAT relativo all’anno 2017: “Tra gli individui in povertà assoluta si stima che le donne siano 2 milioni 472 mila (incidenza pari all’8,0%), i minorenni 1 milione 208 mila (12,1%), i giovani di 18-34 anni 1 milione e 112 mila (10,4%, valore più elevato dal 2005) e gli anziani 611 mila (4,6%). Le condizioni dei minori rimangono quindi critiche: il valore dell’incidenza, infatti, dal 2014 non è più sceso sotto il 10%; nel tempo crescono anche i valori dell’incidenza fra gli adulti tra i 35 e i 64 anni (da 2,7% del 2005 a 8,1% del 2017).

In Sicilia nel 2017 si è stimato un aumento dei poveri del 6% rispetto all’anno precedente. “Le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa sono il 29% (erano il 22,8% nel 2016), in pratica il doppio della media nazionale (12,3%), il 5,3% in più rispetto alla media del Mezzogiorno (24,7). 1,3 milioni di siciliani poveri”. Sono 154 mila famiglie e 261 mila persone in povertà assoluta.

Per l’istruzione abbiamo visto come il rapporto titolo di studio/povertà è chiarissimo, siamo penultimi in UE per livello d’istruzione e questi dati sono connessi oltre che al reddito anche al tasso di disoccupazione. Secondo l’ISTAT “nel quarto trimestre del 2018,il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre precedente (-36mila, -0,2%) a seguito di un modesto calo peri dipendenti, in particolare a termine,e di una riduzione più accentuata per gli indipendenti. Il tasso di occupazione rimane stabile al 58,6%”. Per gennaio 2019 è stata registrato invariato il tasso degli occupati. Viene anche attestato che “si stima una diminuzione della permanenza nell’occupazione, soprattutto per i giovani di 15-24 anni e per i diplomati. Dalla condizione di disoccupazione aumentano le transizioni verso l’inattività, soprattutto tra i giovani di 15-24 anni,gli uomini e nel Mezzogiorno”. (Istat)

Davanti a questi numeri drammatici possiamo comprendere meglio cosa è la propaganda politica, possiamo capire quali sono le vere emergenze e chiederci cosa sta facendo il governo gialloverde per dare una risposta concreta e reale per la lotta alla povertà, per il miglioramento del comparto Istruzione, per la lotta al lavoro nero e al caporalato.

Sembra proprio che ci vogliono poveri e ignoranti e sempre pronti a ubbidire a chi la spara più grossa. Prima o poi capiremo che non basta un “gratta e vinci” per cambiare i destini dei poveri.

(red)