PRIME CONSIDERAZIONI SUL NUOVO SENATO di Nando Gambino

nando gambino

L’imminente approvazione in via definitiva parlamentare non comporterà da sola la promulgazione della legge sulla riforma costituzionale. E, infatti, è stato già preannunciato il ricorso al referendum confermativo, che, secondo le previsioni, dovrebbe svolgersi in autunno. Sarà, dunque, il popolo a dire l’ultima parola in merito. Una prima lettura del testo, da parte di chi scrive, conduce a una sua bocciatura. Non che le riforme in questione siano del tutto negative, ma, valutate nel loro insieme, rappresentano quanto di peggio, forse, poteva essere emanato. Nucleo centrale della riforma è l’intento di eliminare il bicameralismo perfetto, nonchè l’intento di dare una rappresentanza alle istituzioni locali. La soluzione che il Parlamento ha dato non convince: è stato opportunamente diminuito il numero dei senatori da 315 (oltre senatori a vita) a 100 (95 su elezione di secondo grado oltre senatori a vita di nomina presidenziale e oltre ex presidenti della Repubblica), e sono state differenziate le competenze tra le due Camere. Ambedue gli aspetti, tuttavia, non sono condivisibili. La elezione dei membri del Senato da parte dei vari consigli regionali, infatti, espropria il popolo del diritto di scegliersi i propri rappresentanti, facilita la lottizzazione politica, rende i senatori più dipendenti dai partiti di appartenenza e può rendere più spavaldi e più impuniti, grazie alle garanzie parlamentari, tanti politici resisi responsabili di fatti illeciti (i 95 senatori, infatti, sono eletti tra i consiglieri regionali e tra i sindaci dei rispettivi territori). Se, da un lato, l’eliminazione del bicameralismo perfetto in teoria accorcia i tempi di approvazione delle leggi, eliminando il continuo ping pong dei disegni di legge tra le due Camere, dall’altra parte il continuo ricorrere alla surroga dei suoi membri (i singoli senatori, infatti, decadono con il decadere dalla loro carica di consigliere regionale o di sindaco) ne può allungare –anche notevolmente- l’iter. La produzione di tali senatori sarà ab origine da ritenere scarsa e con nocumento della produzione delle loro contemporanee cariche di consiglieri regionali o di sindaci. E’ da chiedersi: quale apporto, per esempio, potrà conferire un deputato regionale siciliano che è assillato dal problema occupazionale dei precari regionali e quale apporto potrà conferire il Sindaco di Roma o di Milano o di Palermo, che non trova il tempo per potere risolvere il problema della penuria di acqua o di case nella propria città? Delle due l’una o l’altra: o farà bene il senatore e male il consigliere regionale (o il sindaco) o viceversa oppure, ipotesi più probabile, farà male l’uno e l’altro. Passando, poi, all’esame, di quelle che sono le competenze del Senato, non può non concludersi che questo ramo del Parlamento viene di fatto svuotato di contenuti e reso pressoché inutile. Sarebbe stato meglio, forse, abolirlo. E, infatti, a tenore della riforma approvanda, «il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato». Sono, queste, vere e proprie funzioni che possano determinare la istituzione o il mantenimento di un alto ramo del Parlamento? A chi scrive non sembra. E la vaghezza di tali funzioni non potranno costituire, sul piano pratico, conflitti di attribuzione tra le due Camere? Certamente, sempre a sommesso avviso di chi scrive. Non si può non augurarsi che una valanga referendaria di “NO” affossi le riforme costituzionali.

(Nando Gambino)