Quasimodo e… me

Esperienze e coscienze parallele.

Recentemente è stata riproposta un’intervista di Enzo Asciolla del 1959 al padre di Salvatore Quasimodo, Gaetano, allora novantaduenne, appena saputo che il figlio aveva vinto il Nobel per la poesia. Inutile non paragonare quel che era successo al giovanissimo studente che frequentava le scuole tecniche con una mia esperienza che sembra ritagliata perfettamente sulla sua solo per non essere accusato di immodestia. Il padre, in sintesi, racconta che Salvatore veniva punito dal professore d’italiano anche con degli “1” in profitto perché i suoi temi “sono pieni di poesia e per me non valgono nulla”. Ma Salvatore resistette, contando anche sull’appoggio del preside che lo invitò “a scrivere come ha sempre scritto”.

A me accadde al Classico di Acireale l’identica cosa. Al quinto ginnasio così svolsi il tema assegnatomi dalla professoressa:

Tema

Fate una rapida descrizione dell’aspetto di un giardino in autunno e, accennando alla ben diversa condizione in cui esso si trovava in primavera, traete qualche riflessione intorno all’eterna vicenda della cose create

Giardino d’Autunno

L’ocra calda

del sole

ha dato

il torpore

dell’ultimo

sonno

ai petali

vermigli,

alle pingui

linfe

dei ciliegi

dritti,

al caro

giardino

d’Autunno

Dal mio tetto

i cubi

rosa

delle case

e gli embrici

e i glicini

soffusi

nei toni

oleosi

delle nubi

sono spicchi

di quarzo

con scintillii

improvvisi.

…..primavera….

e il vento

musicava

fra le canne

della vaschetta,

le ninfe

intonavano

dolci capricci,

le tremule

valve scarlatte

vibravano

a ritmi piani

e ariette vaganti

e leggere;

Allora sentivo

le viole

del Folle

levare improvvise armonie;

le spere del sole

corollare i gialli e gli ambrati

odorosi….

le aiuole, le ruote,

le zappe

del caro

giardino

muoversi

e dondolarsi

e cullarsi

nel sogno

del sole…..

Tristezza.

Cadute le ocre

e i marroni

al palpito tintinnante

della sera

mi trovo seduto

nell’ombra

accanto alle zinnie

e i granati

cogli occhi

intenti

a palpare

quel poco

di rosso

di terra

di rosso…..

la sorte,

le vesti

del caro giardino

di tutte le cose

vive e inquiete: –

dal pallido

al grigio;

dal sole

ai ricordi

di luce

dai tintinnii freschi

al frusciare e morire

per poi vivere

e vivere

e vivere

in un granello

d’Eterno

Ebbi “1”. La professoressa mi mise nel gabinetto di fisica perché rifacessi il tema. Naturalmente, consegnai in bianco. Non ebbi il sostegno del preside, ma resistetti, con conseguenze pesanti.

(Ivan Castrogiovanni)